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giovedì 10 settembre 2015

Anche questa estate "Amici di Massimo Troisi" a Salina, l'isola del postino: le foto dei luoghi di Massimo

Come quasi ogni estate, "Amici di Massimo Troisi" torna a Salina. La passione ci spinge ogni volta in questi luoghi di poesia, anche per verificare se e come cambiano nel tempo gli scenari del film "Il postino". E come vengono conservati, insieme alle installazioni dedicate al Nostro. Purtroppo l'opera "Oltre il tempo" al porticciolo di Santa Marina Salina ha subito dei danni: pezzi del manifesto del film sono stati tirati via proprio nei pressi del titolo e della testa di Massimo. L'inciviltà, le invidie e i dispetti non risparmiano nessun posto.
Ci spostiamo a Pollara: qui la bella notizia. Anche per una serie di manifestazioni dedicate a Philippe Noiret, il murales di quest'ultimo è apparso accanto a quello del postino Mario Ruoppolo. Bello davvero, come il primo, di cui abbiamo catturato in esclusiva i momenti dell'artista all'opera (clicca qui). Unico, piccolo neo il fatto di aver dipinto Noiret seduto, di fronte a Massimo che guarda in alto nel nulla, in quanto in quella scena il poeta è in piedi. Appare invece in buono stato l'opera "L'ombra del postino", sempre a Pollara, che guarda ogni splendido tramonto dell'isola. Tutto uguale nei rifugi per le barche nella baia, compreso quello che era la casa del postino. Resta conservato così e così l'esterno della casa rosa del poeta, mentre prosegue inesorabile il consumarsi della spiaggia dell'ultima scena del film, ormai molto piccola. Evidentemente si è scelto di non intervenire anche perché bisognerebbe mettere in sicurezza l'insenatura.

Salina resta un imprescindibile luogo del cuore per me, dove si respira ancora Massimo e tante altre emozioni e sensazioni. Così come è accaduto a Giovanna, che ringrazio per il reportage e il commento qui sotto. Accompagnata da uno di quegli scherzi di Massimo (Luis Bacalov, autore della colonna sonora de "Il postino" era a bordo del suo stesso traghetto) che conosco bene...


Cristiano
 
E' stata un'emozione unica.
Fino a poco tempo fa, nutrivo rancore verso "Il Postino".
Ogni volta che lo vedevo non riuscivo a vedere null'altro che Massimo e la sua morte.
Qualche mese fa ho deciso di rivedere il film, guardandolo per quello che è: il film a cui Massimo ha deciso di "donare" il suo cuore.
E mi ci sono riconciliata.
Anche per questo volevo andare a Salina.
Guidata da Cristiano, ho fatto tutto il percorso. Sono arrivata alla casa rosa e mi sono seduta al posto di Massimo e sono rimasta lì: mi guardavo intorno e pensavo che quello era uno degli ultimi posti in cui Massimo era stato.
Ero emozionata, agitata.
Poi ho proseguito verso la baia. Mi hanno spiegato che la spiaggia si è accorciata molto rispetto a quando è stato girato il film. Un posto magico. Un'atmosfera che non ho mai trovato da nessun'altra parte.
Sarò matta ma anche sapere che sul traghetto che ho preso per andare alle Eolie c'era Bacalov mi è sembrato un ulteriore segno che mi lega a Massimo.
Non riesco a descrivere le emozioni che si provano a Salina. So che sono felice di esserci stata e che vorrei ritornarci presto. Per questo consiglio a tutti di andarci almeno una volta nella vita. Ne varrà la pena.

Ringrazio te, Cristiano, per avermi "accompagnato" in questo viaggio.
Un bacio a tutti

Giovanna










giovedì 27 agosto 2015

Massimo Troisi in "Poetry Soundtrack" con Luis Bacalov: la poesia nel cinema, nella musica, nella voce

massimo troisi il postino luis bacalov oscar pier paolo pasoliniFare la storia del cinema suonando musica. Sembra un paradosso, ma si tratta del mestiere di compositore di colonne sonore, quel tappetto musicale più o meno discreto che accompagna la visione di un film sul grande (e anche sul piccolo) schermo. Un ruolo che a volte rischia di passare in secondo piano, ma che alcuni grandi interpreti del genere sanno valorizzare al punto da far ricordare i propri fraseggi più delle battute dei film.

È il caso di Luis Bacalov, il compositore di origini argentine che a tanti capolavori del cinema italiano ha dato un’anima con le sue composizioni, fino a ricevere il premio Oscar nel 1996 per la colonna sonora del film Il postino, l’indimenticabile ultima apparizione di Massimo Troisi. Un film che ha a che fare con la poesia: tratto dal romanzo Il postino di Neruda di Antonio Skàrmeta, la storia ha tra i suoi protagonisti proprio il poeta cileno.
Assieme all’attore Cosimo Damiano Damato, Luis Bacalov sarà il protagonista dello spettacolo inaugurale di Poesia Festival ’15 giovedì 24 settembre al Teatro Ermanno Fabbri di Vignola, subito dopo la lezione magistrale del poeta Franco Loi.

Poetry Soundtrack è una carrellata emozionante attraverso le più note composizioni per il cinema di Bacalov, e allo stesso tempo un omaggio ai registi che si sono avvalsi del suo talento. Con diversi punti in comune con la poesia. La voce di Cosimo Damiano Damato dialogherà con il pianoforte del compositore argentino rievocando gli artisti che hanno concepito le importanti pellicole cui Bacalov ha dato il suo prezioso valore aggiunto attraverso poesie, ricordi degli amici, passi di scritti privati e di interviste. Si va dal tema Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini, dove l’intellettuale scomparso tragicamente quarant’anni fa verrà ricordato attraverso le sue note al testo evangelico e un monologo inedito, passando per La città delle donne di Federico Fellini, con la lettura di pensieri del regista e degli amici fino al già citato Il postino, per ricordare la figura di Massimo Troisi attraverso le parole dell’autore napoletano e di chi lo ha conosciuto. Si passa poi al cinema di genere, che le musiche di Bacalov hanno contribuito a far amare anche al pubblico dei cinefili: dalle musiche di Django, composte per per lo spaghetti-western di Sergio Corbucci e volute anche da Quentin Tarantino per il suo recente remake (e proprio alcuni stralci di interviste ironiche e surreali del cineasta americano faranno da contrappunto alle musiche), a quelle per la pellicola cult Milano Calibro 9 di Fernando Di Leo, con la sorprendente lettura di poesie scritte da uno dei registi più “duri” del cinema italiano.

Uno spettacolo per chi ama il grande cinema, la musica e le suggestioni letterarie, con la poesia a fare da fil rouge attraverso i diversi momenti, emergendo nelle letture e nel mondo artistico di ogni regista, rievocata dalla voce di Damato: un debutto all’insegna dell’incontro fra linguaggi per Poesia Festival ’15.

 

giovedì 11 giugno 2015

Massimo Troisi, lo scugnizzo di San Giorgio a Cremano

il postino massimo troisi the postmanNel mare degli articoli dedicati a Massimo a ogni suo anniversario di nascita e scomparsa, Daniela ci ha segnalato questo, semplice e senza retorica. Leggendolo mi sembra di ritrovare molto dell'artista e della persona che ho imparato a conoscere. Grazie a Daniela e grazie a Gianmaria Tammaro di Linkiesta.it.

Cristiano
 
    
Morì il 4 giugno del 1994, e se continuiamo a ricordarlo è perché era una persona qualunque, uno specchio e un’ombra della Napoli del dopoguerra

lunedì 8 giugno 2015

Il postino di Orgosolo: Massimo Troisi su un murales in Sardegna

il postino massimo troisi pablo neruda murales orgosolo nuoroCi sono stato da piccolo quando "Il postino" doveva ancora uscire. Orgosolo è un piccolo paesino in provincia di Nuoro, con la caratteristica di avere i muri delle case pieni di murales. I disegni parlano di problemi locali, ma anche di avvenimenti storici e sociali, italiani e internazionali. Il primo è datato 1969, oggi sono più di 200. Tra questi ad attirare i turisti c'è anche il postino Massimo Troisi, accanto al poeta don Pablo Neruda, con in braccio un gatto. Pare però che con il tempo stia sbiadendo, quindi per chi volesse è meglio andarlo a vedere quanto prima.

Diversi murales esprimono la contrarietà alla guerra, con citazioni di Gino Strada, Bertolt Brecht, Fabrizio De Andrè. Non mancano citazioni anche di Salvador Allende o versi di Pablo Neruda. Poi cantautori o personaggi come Gandhi, partigiani e Antonio Gramsci. E immagini di persone che svolgono attività quotidiane: uomini a cavallo, donne con i figli in braccio, pastori e contadini. Da visitare.

Cristiano


il postino massimo troisi pablo neruda murales orgosolo nuoro

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mercoledì 20 maggio 2015

Erri De Luca, Franco Battiato, il postino Massimo Troisi e l'urgenza di lasciare scritto qualcosa dietro di sé

massimo troisi philippe noiret il postino salina
C'è un momento nella vita di una persona analfabeta o di chi non ha mai letto un libro, in cui viene l'urgenza di fare una poesia, narrare - che non è un bisogno primario, anzi, è meno che secondario - diventa a volte un impulso perfino più forte.
Lasciare detto, scritto qualcosa dietro di sé... hanno provato questo desiderio decisivo, per esempio, i giovani di tutte le trincee del mondo. Se non è capitato già, è ben possibile che a qualcuno di voi ragazzi, spunterà l'urgenza di mettere un'avventura, una pena, un'allegria, una speranza assurda per iscritto.
E se uno avrà ascoltato un anziano narrare storie o avrà letto qualche libro si troverà a usare parole più precise, più sue. Così aggiungerà al mondo un'altra narrazione che, come tutte le altre - sia eccelsa che modesta - sarà non necessaria, eppure indispensabile.
Erri De Luca


Parole, quelle dello scrittore napoletano, che sembrano parlare proprio del postino Mario e della sua esistenza. Nel video qui sotto, invece le immagini dell'amicizia del postino e del poeta sono accompagnate dal canto di Franco Battiato, altrettanto appropriato.
 

                                

mercoledì 21 gennaio 2015

Il postino Massimo Troisi, la metafora dell'universo e l'incontro con Antonio Skármeta

Postino: "Cioè voi che volete dire allora, che il mondo intero no? il mondo intero proprio...dico col mare, col cielo, con la pioggia, le nuvole..."
Neruda: "Ora tu puoi già dire eccetera eccetera..." 
Postino: "Eh, eccetera eccetera...cioè il mondo intero allora è la metafora di qualcosa?"
Postino: "Ho detto una stronzata..."
Neruda: "No, per niente..."

Talvolta la poesia si nasconde dove meno uno si aspetta.

Con la sua domanda ingenua Massimo Troisi/Mario Ruoppolo, nel film "Il postino", si pone uno dei quesiti più antichi dell'umanità.
Tutto ciò che ci circonda è realtà o è solo una rappresentazione metaforica di quella che è la vera esistenza che per il momento non appare ai nostri occhi se non attraverso icone (segni che assomigliano a ciò che vogliono rappresentare) e quindi metafore?

O magari, come dicevano alcuni grandi filosofi medievali, il mondo e tutto ciò che ci appare non è altro che un indice che esiste Qualcuno, Qualcosa, Entità metafisica o divinità che sia, che con le montagne, il mare, gli arcobaleni e le aurore ci svela la sua esistenza?

Pablo Neruda, nel film, a questa domanda del suo amico postino non è in grado di dare una risposta, ma il commento è comunque illuminante, quando Troisi/Ruoppolo si scusa per aver detto una sciocchezza: il poeta lo guarda ed esclama "No, per niente".



Magari, oltre che delle sue passioni, Massimo ha parlato anche di questo nell'incontro con lo scrittore de "Il postino di Neruda",  Antonio Skármeta. Che ho incontrato con ottime impressioni anche io (Clicca qui per il suo videomessaggio per "Amici di Massimo Troisi").

Intervistatore: Nel suo unico incontro con Massimo Troisi parlaste per ore di calcio e di donne?
Antonio Skármeta: No, non fu questo l'ordine esatto. Quello corretto è questo: 1) di donne, 2) di Neruda e di come interpretare il ruolo del Postino, 3) di auto, 4) di calcio. Il terzo tema fu l'unico a non interessarmi.

Intervista tratta da "Il napolista"
  

giovedì 1 gennaio 2015

Il primo giorno dell'anno in poesia, con il nostro postino e con don Pablo

Il primo giorno dell'anno
Lo distinguiamo dagli altri
come se fosse un cavallino
diverso da tutti i cavalli.
Gli adorniamo la fronte con un nastro,
gli posiamo sul collo sonagli colorati,
e a mezzanotte lo andiamo a ricevere
come se fosse un esploratore
che scende da una stella.

Come il pane, assomiglia al pane di ieri.
Come un anello a tutti gli anelli.
La terra accoglierà questo giorno
dorato, grigio, celeste,
lo dispiegherà in colline,
lo bagnerà con frecce di trasparente pioggia
e poi, lo avvolgerà nell'ombra.


Eppure,
piccola porta della speranza,
nuovo giorno dell'anno,
sebbene tu sia uguale agli altri
come i pani a ogni altro pane,
ci prepariamo a viverti in altro modo,
ci prepariamo a mangiare, a fiorire, a sperare.


Pablo Neruda
  

martedì 23 dicembre 2014

Una poesia per Massimo


Una splendida, sentita poesia dedicata a Massimo Troisi, scritta nel dialetto che gli era tanto caro. Io e Massimo la ascoltiamo col cuore, fuori la casa rosa di don Pablo. E nella foto qui sopra lui sembra chiedermi: "Ma over è pe' mme sta poesia?". Certo Massimino, tu sei questo e molto altro.

Complimenti a Davide Rocco e grazie ad Anna per averla scovata.
 

A Massimo Troisi

Cu 'a faccia sorridente e cu 'e capille ricce
Ire napulitano cu 'a faccia d''o scugnizze
Parive sempe timido e sempe in imbarazzo
Risposte sottovoce ma ce lassave 'e sasso

Battuta sempe pronta, simpatico e solare
Ire talmente grande... pareva 'e guardà 'o mare
Song' film e situazioni ca hanno cuntato tanto
Si' muorto 'a tantu tiempo... ma te sanno tutti quante

Partito da San Giorgio si gghiuto assaie luntano
Ma nunn'aie perze niente d''o viecchio napulitano
Fama e ricchezza cagnano, ma tu si' rimasto 'o stesso
Aie fatto nu sulo errore... te ne si' gghiute ambresse.
 

venerdì 5 dicembre 2014

Massimo Troisi: persona essenziale, speciale e che incontrava la gente senza sovrastrutture. Parola di Renato Scarpa

  
"Lui ha captato quello che vale e quello che non vale e quindi era diventato una persona essenziale, ecco perché incontrandolo si sentiva che si incontrava una persona speciale. Per come si era guardati, per come ti riusciva a mettere totalmente a tuo agio. Non si contrapponeva mai. Lo incontravi. E lui incontrava la gente, non aveva sovrastrutture".

Parole di Renato Scarpa, alias Robertino di "Ricomincio da tre" e il capo telegrafista Giorgio Serafini de "Il postino". Uno dei pochissimi che ogni volta che apre bocca per parlare di Massimo ti incanta. Ed è lampante quanto sia emozionato e riconoscente alla vita per il dono di avergli fatto conoscere una persona speciale.

Cristiano
 

giovedì 30 ottobre 2014

Il cuore secondo Massimo Troisi: amori e calessi

Mi rispecchio molto nell'idea di Massimo sull'amore. Forse non è un caso che io sia nato nel giorno dell'anniversario di Cecilia e Tommaso, quelli del calesse. Raccolgo qui alcune parole del Nostro sul tema dell'amore; parole ironiche, talvolta amare, risposte mai banali, profonde e illuminanti nella loro non scontatezza. E in coda al post riporto il mio video montaggio "L'amore è solo quello eterno", un discorso di Massimo sull'amore composto da tanti pezzetti dei suoi film, che ho fatto mio.

Buon amore a tutti, di qualunque natura esso sia.

Cristiano 
 
   
Massimo intervistato da Pippo Baudo  
Pippo Baudo: Tu piaci alle donne... come te lo spieghi?
Massimo Troisi: Cioè, com'è... “come te lo spieghi?” ?
Pippo Baudo: Siccome abbiamo ricevuto molte telefonate da parte di donne che dicevano: “perché non è venuto Massimo Troisi la scorsa settimana?” Quindi noi desumiamo che tu piaci molto alle donne. Ecco, tu come te lo spieghi?
Massimo Troisi: A me è quest'ultima cosa che nun capisc... cioè... “tu come te lo spieghi?” Che significa? Come per dire: “tu fai schif, come ti spieghi questa cosa...?”
Pippo Baudo: No... cioè, come ti spieghi che tu piaccia...
Massimo Troisi: Ma non me lo spiego! Pippo, è 'na cosa... normale! Uno è uomo e piace alle donne, se è donna piace all'uomo, se... cioè se m'aviss dit: “abbiamo ricevuto un sacco di telefonate di cavalli che dicevano 'ci piace Troisi!' ” allora te dicet: “Ma Pippo, come te lo spieghi stu fatt?”
      
   
Da "Le vie del Signore sono finite"   
Camillo – Troisi: Ci sarà una donna che ti piace, una femmina! Qual è la donna tua ideale, per esempio?
Orlando - Bonetti: Non ce l'ho una ideale, Camillo. L'importante per me è essere amato e non ci sono mai riuscito.
Camillo – Troisi: Sì, ma una che ti piace ci sarà! Comm ti piace a te la donna?
Orlando - Bonetti: Non lo so... mi piace, mi piacerebbe bionda, con gli occhi celesti, con le mani affusolate, lunghe; sensibile, intelligente, che capisca anche senza parlare... ma niente di più.
Camillo – Troisi: Azz... niente... niente più, Orlà, e menumal! Tien... trecient'... nun n'a tenev 'a donna ideale.. qua ce vonn sette o otto femmine inziem...

  
Massimo a proposito dello scudetto del Napoli
"Pe' sta dentro, guard, guard d'o arriv... pe' sta dentr... a me me piacess essere proprio la moglie di un giocatore... a me mo', per dire, se tu mi faciss diventà la moglie di Renica, mi faciss cuntent...
Gianni Minà: Guarda che forse sarà in sala la moglie di Renica...
Massimo Troisi: E io la invidio! Signora, io vi invidio! Vi invidio Renica, io vuliss essere sua moglie. Capito, torn' a casa e mi dice “Sai, cara, Maradona che cosa ha detto? Che l'anno prossimo forse facciamo ancora...” tutte piccole cose... ma, non la moglie, perché so' uomo, non offendendo, ma... almeno l'amante di una delle mogli dei giocatori! No... no, pe' carità, Gianni! So' tutte brave persone, le rispetto! Vi amo tutti... pe' fa n'esempio, dici... come amo questa squadra... l'amante di una delle mogli... che vene là e me dice “Sai, mio marito m'ha detto che Maradona ha detto che l'anno prossimo forse...” e... viverla! Sta dentro, inzomm, pe' carità, tutti amici, eh, nun scherziamm!"
   
   
Sull'amore   
"L'amore, per esempio, è una cosa che a me me piace, come sentimento, no veramente, è nu sentimento che non è malvagio pecché è raro, cioè è raro che uno riesce a trovà l'amore accussì... però devo dire che c'è ancora un'offerta esagerata di amore, non è che uno corre il rischio di rimanerci senza... ci può rimané senza per un piccolo periodo, però, non lo so, vai e ti puoi sempre immaginà che lo ritrovi negli occhi della cassiera del bar sotto casa, oppure nella collega d'ufficio, oppure in una voce della centralinista della Sip. Quindi, voglio dire, è raro, è 'na cosa che ti fa soffrire, però, viva Dio! Ce ne sta tanto, nun te lo fann mancà! Inzomm, voglio dire, nun è come la malattia. La malattia invece è un qualcosa di raro, di agognato, però allo stesso tempo è malvagio, pecché se quello nun ce l'hai, se te lascia 'a salute, però nun è che tu dici "però la ritrovo negli occhi della cassiera del bar"... che truov? Nun truov nient... se stai poco bene, stai poco bene comunque. Quindi chell' nun me piace. L'amore me piace anche pe' questo: quando c'è, quando nun c'è e per le prospettive che nun te può mai mancare... secondo me, poi. Uno può dire "ma io senza amore...no, come fai...c'è una sola volta nella vita" ...so' fatti suoi, l'intervista la stai facendo a me, ti dico io come la penso!"
 
  
Amore o calesse? 
"Quante volte, i' quest l'agg spiegato nun sai quante vote, …quante volte è capitato che uno è convinto di essere innamorato di una persona. Dopo due, tre anni, così... guarda una fotografia o la rivede e dice "ma come è possibile che so' stato con questa persona?"; quindi vuol dire che non era amore, ma era un sentimento altrettanto nobile, dignitoso, come può essere la passione o come può essere il bisogno d'affetto... o come può essere gelosia o come può essere bisogno di sesso, a volte uno c'ha quell'istinto, accussì... e te ne accorgi dopo... e allora quello non è amore a è un calesse."
   
    
T'aggia vede' morta - testo musicato da Pino Daniele

T'aggia vede' morta pe' tutt' 'e notte
ch'aggio passato cull'uocchie apierte
t'aggio cercato pe' dint' 'o lietto.
  
T'aggia vede' morta
pe' chello che è stato
primma 'e sape' che staje 'nzieme a 'n ato
primma che moro o cado malato

comm' faccio a me scurda'
che si' stat' 'o primm'ammore
si servesse a te scurda'
me facesse 'o munno a pere
sulo pe' nun te n'ncuntra'.

T'aggia vede' morta
'e morte lenta
pe' fa' felice pure i parenti
ca si tu muore so' cchiu cuntente.

T'aggia vede' morta 'mmiezo a 'na via
tu e chella grande cessa' e tua zia
che va dicenn' ca è colpa mia
comm' faccio a me scurda'
ca si' stat' 'o primm'ammore
si servesse a te scurda'
me facesse 'o munno a pere...sulo pe' nun te n'ncuntra'!
      
   
Da "Pensavo fosse amore invece era un calesse"
Cecilia – Neri: Abbiamo deciso insieme di comprare una casa.
Tommaso – Troisi: Come mai? Che, avete problemi?
Cecilia – Neri: Problemi? No, perché?
Tommaso – Troisi: Mah... se uno sta bene insieme non capisco perché debba andare a prendere... uno dice “viviamo insieme” quando vuol dire che le cose nun vann... infatti quando peggiorano dice “perché non ci sposiamo?”... se proprio cominciate che non ce la fate più... “facciamo un figlio” così quando alla fine vi odiate ma siete vecchi... “che ci lasciamo adesso che siamo vecchi?”... è quello il percorso. 


'O SSAJE COMME FA 'O CORE

Tu stive 'nzieme a n'ato
je te guardaje
e primma 'e da' 'o tiempo all'uocchie
pe' s'annammura'
già s'era fatt' annanze 'o core.
A me, a me
'o ssaje comme fa 'o core
quann' s'è 'nnamurato.
Tu stive 'nzieme a me
je te guardavo e me ricev'
comme sarà  succiesso ca è fernuto
ma je nun m'arrenn'
ce voglio pruva'.
Po' se facette annanze 'o core e me ricette:
tu vuo' pruvà? e pruova, je me ne vaco
'o ssaje comme fa 'o core
quann s'è sbagliato


"L'amore credo sia quel sentimento che riesce ad uscire indenne dal tempo che passa, che riesce a durare, che vince la stanchezza, la noia, i dolori, le rotture di scatole. Ma bisogna attendere tanto prima di riconoscerlo. Si può dire solo a posteriori se uno ha davvero amato, perché mentre si ama non lo si capisce."

"Non mi dimenticherò mai quello che mi diceva mio nonno Pasquale, e cioè che dal cuore deriva tutto, gioie e affanni"

 
(Massimo Troisi)
     
                               

sabato 18 ottobre 2014

Mostra a Roma dedicata a "Il postino" e a Massimo Troisi

Un film celebrato da sabato 18 ottobre al centro per l’arte contemporanea La Nuova Pesa, spazio voluto dall’attrice Simona Marchini come luogo di incontro e divulgazione, scambio e contaminazione tra i diversi linguaggi della creatività. Nel ventesimo anniversario dall’uscita nelle sale dell’ultimo capolavoro di Troisi, il suo fascino magnetico torna a incantare. In forma di mostra.

In scena la lunga storia di un’impresa che ha contribuito a fare degli Anni Novanta una stagione memorabile per il cinema italiano, forte proprio in quel periodo dei successi di Tornatore, Salvatores e del grande ritorno di Bertolucci. Attraverso i bozzetti, gli schizzi con cui venivano visualizzate le scene, gli oggetti in uso sul set si ricostruisce un ideale story-board tridimensionale. Arricchito dei costumi firmati da Gianna Gissi e delle foto di scena di Mario Tursi.

L’inaugurazione della mostra assumerà i caratteri dell’omaggio a Salina, perla dell’Eolie fortemente voluta come scenario per il film; ma soprattutto del ricordo dello stesso Troisi. Attesi a Roma, per l’occasione, alcuni dei suoi compagni di avventura ne Il postino , da Maria Grazia Cucinotta al regista Michael Radford, ma anche amici di vecchia data come Gigi Proietti, Renzo Arbore e Lello Arena.
 

Secondo appuntamento della mostra itinerante “Il Postino. Salina, la metafora della poesia”, organizzata da Eventspuntocom in collaborazione con il Comune di Malfa e l’ANFE, che intende rendere omaggio a Massimo Troisi nella sua ultima prova attoriale, resa eroica dall’incombere di una malattia dall’esito incerto. Sappiamo poi com’è andata….

Salina è il luogo ospite della vicenda, dell’incontro tra il postino Ruoppolo (quasi un eteronimo dello stesso Troisi) e il poeta Neruda: e ci volle tutta l’ostinazione dello scenografo Lorenzo Baraldi per individuare, giusto vent’anni fa, quest’isola delle Eolie dalle caratteristiche ambientali e paesaggistiche ancora incontaminate, e dunque verosimili per trasferirvi una storia collocata all’inizio degli anni Cinquanta.

La mostra, proveniente da Casa Sebastiano Lo Monaco di Pollara, è ora ospitata da La Nuova Pesa Centro per l’Arte contemporanea che, vale la pena di ricordare, è stata fondata da una persona anch’essa di cinema e di teatro: Simona Marchini.

L’esposizione si articola nella forma narrativa di uno story board attraverso i bozzetti delle scenografie di Lorenzo Baraldi e quelli dei costumi di Gianna Gissi, oltre alle foto di Mario Tursi.

(fino al 21 novembre)
 

lunedì 6 ottobre 2014

Arriva in blu-ray (e in dvd) "Il postino" in versione restaurata

Il 29 ottobre arriverà finalmente in Blu-ray (e riedito in dvd) un film amatissimo, che in un certo senso ha segnato quegli anni cinematografici. Un'opera postuma che Troisi finì di girare appena 12 ore prima di morire.

L'edizione non sarà un semplice riversamento, venendo presentata come "restaurata", quindi basata su una nuova digitalizzazione in HD del negativo originale. Per i pochi che non conoscessero Il postino, ecco una veloce sinossi della vicenda, ispirata al romanzo "Il postino di Neruda" di Skàrmeta.

Nel 1948 il poeta cileno in esilio Pablo Neruda si rifugia con la giovane e appassionata consorte Matilde in un'isola del sud d'Italia. Al disoccupato Mario, figlio di un pescatore con scarsa vocazione per il mare, non par vero di accettare l'incarico di postino ausiliario dal locale capoufficio, Giorgio, comunista militante. Deve solo consegnare la nutrita corrispondenza del poeta, di cui inizia a leggere il "Canto general", e col quale a poco a poco, chiedendogli delucidazioni sulla sua "ars poetica", instaura un rapporto di amicizia.  

  
  

sabato 20 settembre 2014

"Il postino e l'Isola di Salina", omaggio a Massimo Troisi e ai suoi film con Roberto Ciufoli

"Conoscevo Massimo da molti anni, abbiamo giocato insieme nella Nazionale Italiana Attori nonostante i suoi problemi di salute. Ricordo la sua purezza e l’ironia. Massimo unico e inimitabile era semplice nella sua normalità che però nascondeva un’ immensa profondità con un cuore debole ma grande verso gli altri". 

Roberto Ciufoli
 
"Il film il Postino è poesia e quello di Massimo Troisi era un personaggio poetico come quello del Re Nudo: il bambino che scopre la verità, che si affascina della verità e per cui vive per tutta la vita - ha affermato l'assessore ai Beni Culturali e dell’identità siciliana, Giusi Furnari Luvarà -. Tutto questo si inserisce all’interno di Salina, un’isola che è poesia. Ciò che ci ha entusiasmato è stato il coinvolgimento e la partecipazione di tutta l’Isola. Tutta la comunità ha riscoperto un’identità dentro l’identità attraverso i profumi, i colori, i silenzi dell’Isola, allora posso dire che siamo nel nuovo millennio".
 
 
In questi giorni sull'isola di Salina sono stati proiettati diversi film di Massimo, a chiudere un'estate tutta dedicata a lui.
    

martedì 26 agosto 2014

Pippo Cafarella e la casa color tramonto de "Il postino", metafora di poesia per Massimo Troisi

Massimo, dopo aver girato “Il postino”, a Salina ha lasciato un pezzo della sua anima: ancor oggi – a vent’anni dalla sua morte e dall’uscita del film “Il postino” – turisti italiani e stranieri gli dedicano dei bigliettini che lasciano davanti alla casa, frasi lunghe, poesie, un semplice “Ciao Massimo” accompagnato dal disegno di un cuoricino o di un fiore.

Pippo – proprietario della “casa di Neruda” – a quel film è indissolubilmente legato, perché quella casa, nell’opera del regista Michael Redford, ha un ruolo centrale. Pippo è molto più del proprietario: è la “memoria” di quella dimora. È stato lui, tanti anni fa, a ristrutturarla, a rifare la facciata con le terre e le malte dell’isola, una facciata che, parecchio tempo dopo, avrebbe colpito la produzione del film. È stato lui – in particolari momenti esistenziali – ad andarci a vivere per lunghi periodi e a chiudere con il mondo.
Pippo Cafarella ha molti punti in comune col “postino” Mario Ruoppolo-Massimo Troisi, stesse ispirazioni, stessa ideologia di sinistra, stesso impegno contro la politica balorda del secondo dopoguerra. Con una differenza: la malinconia di Mario Ruoppolo ha il pudore della povera gente dei secoli scorsi. La malinconia di Pippo Cafarella è quella del borghese di fine Novecento. 

Ci sediamo sul sedile di ceramica posto davanti a questa dimora color tramonto, dove sono state immortalate le leggendarie disquisizioni poetiche tra il Vate Neruda-Noiret e il “postino”: nel film si parlava di metafore e di amore per la bella Beatrice Russo (Maria Grazia Cucinotta), mentre le vibranti note di un tango argentino si sprigionavano dal grammofono antico.
Da questo poggio si domina la baia di Pollara, il costone roccioso e la spiaggia, mentre l’acqua
si distende sulla sabbia e il suono del mare è quello riprodotto da Mario con i rudimentali registratori dell’immediato dopoguerra. In primo piano i colori delle buganvillee, degli ulivi e dei gerani, in secondo la tavolozza azzurra leggermente striata dal bianco spumoso lasciato da una barca a vela.
“Vedi quegli scogli? Sono abitati dalle Diomedee, mitici uccelli che la notte emettono un suono straziante. Una volta si pensava che quel canto fosse attribuibile al fantasma di una bellissima donna buttatasi nel pozzo di questa casa per una delusione d’amore”.
Leggende che si perdono nella notte dei tempi e che si intrecciano col mito antico e moderno. Il mito di Omero e di Troisi, di Neruda e del Nobel per la letteratura e del socialismo romantico.
Pippo fruga nelle tasche, prende una lettera dedicata all’attore, e la legge, mentre la brezza sale dal mare, e lui intercala pensieri antichi e presenti con le parole contenute nella missiva.
“Qui sono nato e qui voglio essere seppellito. Qui ho trascorso la mia infanzia, qui le mitiche stagioni della raccolta delle olive. Ricordo i contadini, dopo la potatura, scaraventare a mare i tronchi di ulivo che affioravano dopo qualche minuto. Qui feci il mio Sessantotto, decine di hippy di tutto il mondo che predicavano la pace e l’amore libero vennero ospitati da me, qui vengo per ritrovare me stesso, non d’estate (quando affitto la casa) ma nelle fredde giornate d’inverno, quando le acque piovane e marine si incontrano e sbattono sui vetri e il vento si insinua tra il vulcano e la roccia. Solo allora comincio a dipingere e ad abbozzare versi”.

Caro Massimo,
parlavamo la stessa lingua, ricordi?, che disordini di quadri nelle stanze di questa casa magica, quando tu hai scelto il mio da mettere in scena… non so se “minchia pazza” era una metafora, ma tu ridevi… ed io pure. Grazie di tutto quello che hai detto nel film, mi hai dato tanta forza… e che orgoglio per me che quelle belle parole partissero da questa casa che, come tu stesso mi hai detto, era importante, perché doveva rappresentare la poesia.

“Mi hanno offerto un sacco di soldi per venderla. A un certo punto, per togliermeli davanti ho sparato cifre pazzesche. Non se ne è fatto nulla, sono felice. Non mi interessano i soldi, sarebbe come vendere l’anima. Da alcuni anni, approfittando del successo del film, stanno cercando di speculare attorno alla casa con un progetto di cementificazione al quale mi sono opposto strenuamente. In parte sono riuscito a fermarlo, in parte no, la battaglia continua”.

Mi hai dato ancora più forza e più voce per potere dire no. Mi hai dato la forza di alzarmi ancora in piedi, anche quando mi facevano male le ossa.

Ma in Sicilia – anche nell’”Isola in cielo” – continuare certe battaglie porta a pagare prezzi altissimi. Prima hanno cercato di farglielo capire con le buone, Pippo-smettila-Non-metterti-contro-i-mulini-a-vento. Niente da fare. Quindi sono passati alle vie di fatto: lo hanno aspettato e lo hanno aggredito a pugni, a calci e a colpi di bastone per indurlo alla ragione, niente da fare anche stavolta. Lui non demorde e passa al contrattacco, puntando l’indice contro certi personaggi della terraferma che, a suo dire, stanno cercando di mettere le mani sull’isola. Certo, alle Eolie i vincoli di inedificabilità sono piuttosto rigidi. Ma solo per le volumetrie “fuori terra”. Per gli scantinati e i piani interrati l’edificazione è consentita. E così loro, i “civilizzati”, hanno trovato l’escamotage per farla franca: richieste a bizzeffe per costruire sottoterra. Bunker? No, villette in cemento armato. Con tanto di vista sul mare. Come nei santuari della modernità e dello sviluppo.

Ho parlato, anche se loro cercano di togliermi la voce, perché non ho ancora imparato quello che insegnano: vedere, sentire e parlare nel giusto modo, ma senza dire… con buona resa… nei giusti giri di affari convenienti, comodi e protetti…
Dobbiamo parlare con forza, adesso, sai! Perché quando non potranno prendere questo tempio, loro, lo distruggeranno…

E alle parole “lo distruggeranno”, Pippo fa una pausa lunghissima, come se volesse trattenere tutta la rabbia e tutte le lacrime che ha in corpo. Poi legge le ultime righe della lettera.

Questa tenera, rosea poesia la mostrerò a tutti oggi, semplice e naturale come te, nel tuo ricordo…

Intanto il sole volge al tramonto e assume i colori struggenti della casa, e gli uccelli, dopo una giornata di felicità, tornano nei loro alberi. Le giuste armonie. Che Pippo vuole salvare, perché l’Isola in cielo continui ad essere quella dei poeti. Anche questa volta lascerò qui un pezzo della mia anima.

Luciano Mirone
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