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giovedì 28 gennaio 2016

Tullio De Piscopo saluta gli "Amici di Massimo Troisi" (VIDEO)

tullio de piscopo pino daniele massimo troisi ascoliTullio De Piscopo è stato di recente ad Ascoli Piceno per l'intitolazione di un piazzale a Pino Daniele ed un concerto. Qui ha incontrato il nostro fido Daniele per una chiacchierata. Di seguito il breve saluto in video (che ci trasferisce un sorriso e una grinta davvero contagiosi) al nostro blog/gruppo e alcune parole del batterista della super band sul nostro Massimo. E a breve il post completo di una bella giornata dedicata un po' anche a lui. 

Grazie Tullio e grazie Daniele.

Cristiano



                                 
tullio de piscopo pino daniele massimo troisi ascoli"Massimo Troisi, non dico è stato, ma è la maschera, dopo gli anni '60, del palcoscenico napoletano, perchè dopo Totò, De Filippo, Nino Taranto, c'è subito Troisi, questa maschera moderna, che ha fatto veramente conoscere l'umorismo moderno napoletano, in un dialetto strettissimo, come usava fare lui, in tutta Europa. Io il primo film suo lo vidi al nord dell'Italia e la gente era veramente impazzita per questa sua maschera, perchè lui aveva, ripeto, una maschera incredibile. Abbiamo iniziato, si può dire, assieme, perchè eravamo nella stessa agenzia teatrale, dove c'era anche Pippo Baudo, io facevo la parte musicale, loro con il trio della Smorfia, assieme ad altri artisti di cabaret, la parte teatrale, con l'agenzia Gentile e Marangoni. Ho un ricordo di lui sempre bello e vivo per tutte le cose che abbiamo trascorso assieme. Ho il ricordo sempre impresso di quando ebbi la notizia della sua scomparsa alla fine di un concerto pomeridiano al Lirico di Milano, in taxi mentre andavo a casa e mi diede questa notizia il giornalista dell'Ansa, ed io rimasi impietrito".

Tullio De Piscopo
 

giovedì 11 giugno 2015

Massimo Troisi, lo scugnizzo di San Giorgio a Cremano

il postino massimo troisi the postmanNel mare degli articoli dedicati a Massimo a ogni suo anniversario di nascita e scomparsa, Daniela ci ha segnalato questo, semplice e senza retorica. Leggendolo mi sembra di ritrovare molto dell'artista e della persona che ho imparato a conoscere. Grazie a Daniela e grazie a Gianmaria Tammaro di Linkiesta.it.

Cristiano
 
    
Morì il 4 giugno del 1994, e se continuiamo a ricordarlo è perché era una persona qualunque, uno specchio e un’ombra della Napoli del dopoguerra

domenica 3 agosto 2014

Immagini dalla presentazione di "Oltre il respiro", con Rosaria Troisi e il nostro Giuseppe Gifuni a Sorrento lo scorso 10 luglio

Il Circolo Endas Penisola Sorrentina Onlus, diretto da Antonio Volpe e presieduto da Adele Paturzo, ha organizzato presso il rinomato locale sorrentino Camera&Cucina, una specialissima serata dedicata al grande ed indimenticabile Massimo Troisi a vent’anni dalla scomparsa, con la straordinaria partecipazione della sorella Rosaria, che ha presentato, attraverso le domande mirate di Carlo Alfaro, responsabile eventi e sezione teatro dell’Endas, e della giornalista Caterina Vesta, il suo libro “Oltre il respiro”, dedicato al fratello, di cui l’attrice Eleonora Di Maio ha fornito lettura suggestiva di alcuni passi.

Il professore Volpe ha raccolto in un filmato alcune testimonianze e spezzoni inediti di film di
Troisi, mentre l’attore Giuseppe Gifuni, presidente e direttore artistico dell’Associazione Culturale Angeli, ha dedicato un suo toccante monologo all’amico di sempre Massimo Troisi. Una serata all’insegna del gusto e dell’allegria, con un menu ad hoc preparato dallo chef della casa, ma non senza momenti di commozione e nostalgia:  “Sono passati vent’anni dalla scomparsa di Massimo Troisi- ha commentato Carlo Alfaro- ma, come per tutti i veri miti, la sua immagine cresce nel cuore di tutti, e il suo messaggio positivo merita di essere veicolato alle nuove generazioni.

Erano appena terminate le riprese de Il Postino, Massimo è stanco e duramente provato dalla malattia che lo porterà a breve a una morte prematura. Alza il bicchiere e dice semplicemente: 'Ricordatevi di me. Voleva che restasse una traccia di lui e questo lo si sta facendo, nessuno potrà dimenticarsi di lui, e questo lo sento ogni giorno stando fra la gente.."   “Io e Massimo abbiamo deciso di destinare i proventi di Oltre il respiro a Italia Solidale, un’associazione che si occupa di adozioni a distanza”, precisa Rosaria “Le motivazioni che mi hanno spinto a parlarne sono tante. Il tempo che passa ti mette in una condizione emotiva di libertà perché sgombra il campo dal peso e dalla fatica del ricordo. Si dice che il tempo è galantuomo, ma al tempo stesso è spietato perché cancella tutto. In questo libro c’è il mio vissuto, la mia storia, e tutto un mondo che porto dentro e che non voglio vada perduto. Mi sono capitate delle cose straordinarie e vorrei che non andassero disperse, ma restassero vive per le nuove generazioni. Volevo lasciare qualcosa che potesse testimoniare questa grande avventura e il privilegio di aver avuto in famiglia una persona sorprendente e così speciale. Lui era pienamente consapevole del suo male, ma sino alla fine ha cercato di lottare ben sapendo di avere i minuti contati. Sapeva benissimo che cosa aveva passato e che cosa lo attendeva. Quell’ansia di finire Il Postino che è il suo testamento artistico e non solo era dovuta all’angoscia di avere la morte dietro la soglia"

Una riflessione di Lilly Ippoliti che ci ha colpito e riportiamo “Erri De Luca con un fotogramma luminoso descrive Massimo come l’esatto opposto della camorra. Troisi rappresenta quello che un napoletano per bene dovrebbe e potrebbe essere. Noi nel libro abbiamo avvicinato questo pensiero con la dedica a Saviano in una sorta di continuità nella lotta per la legalità in questa terra così disgraziata. Nonostante Massimo Troisi fosse un uomo timido e introverso, avrebbe sostenuto questo percorso per raggiungere questo obiettivo. Non lo dico io, ma emerge chiaramente da quanto sostengono Rosaria e i suoi familiari".

FONTE: Napolipost e Positano News.
    

giovedì 5 settembre 2013

Rime per Massimo Troisi

Massimo Troisi PoesiaPubblichiamo questa poesia di Sergio, membro romano di "Amici di Massimo Troisi". Da queste rime baciate traspare passione, emozione e l'affetto sincero per Massimo. Grazie di cuore a Sergio per la condivisione.
Cristiano  
 
"Massimo Troisi ha accompagnato me in tutta la mia giovinezza (sono del '58). Le sue battute, il suo modo di fare sono entrati nel lessico comune della mia e di altre generazioni e allora dato che a volte scrivo qualche rimetta ho deciso di scrivere questa poesiola dedicata a lui, che spero sia gradita."
                                                                                   Sergio
O Massimino, Massimino caro
la vita ti aveva dato un dono raro
quell'ironia pungente e dissacrante
di chi, vivendo, ne aveva viste tante
figlio prezioso di quella terra rara
piena di gioia, eppure cosi amara
di quel paese fatato e maledetto
che vive di niente e di sogni di scudetto
ora sappiamo, grazie al tuo lavoro
che la tua citta' e' degna di decoro
Napoli tua non e' per noi zavorra
la terra tua non e' solo camorra..
ma poi sapemmo, per noi fu un gran dolore,
una brutta notte ti si e' fermato il cuore
tu nella vita avevi fatto la tua parte
e non non avremmo piu' avuto la tua arte
voglio pensare pero' a una cosa bella
il Paradiso ha un altro Pulcinella
nostro Signore ha in cielo un altro bardo
col Principe de Curtis ed Eduardo...
Sergio Carbonari (Roma) 

domenica 5 maggio 2013

L'indefinibilità dei grandi: Massimo Troisi e la fuga dalle etichette

Intervistatrice: "Ma tu come ti definiresti? Un comico? Un attore col sorriso? Un attore napoletano?"
Massimo Troisi: "Dimmi qualche altra cosa perché finora non mi ritrovo in niente di queste. Aiutami!"
Intervistatrice: "Ma che mentalità c'hai tu? Ti dicono sempre: 'Ma quella mentalità napoletana, quella mentalità napoletana...'"
Massimo Troisi: "Sì, la filosofia, la cosa... ma quale? Boh, io... ricene tutt'e quanti Eduardo, il teatro napoletano... Io vengo da una scuola cinese proprio. Il presidente è uno cinese della giuria? Russo... russo? Infatti russo, volevo di' cinese, ma la scuola mia proprio è sovietica, come si vede nel rigore che io ci metto nell'interpretazione, no? Che pare un rigore all'Eduardo, invece è proprio direi georgiano quasi... pecché anche il modo proprio di parlare...A me me piace 'sta cosa del cinema e del teatro sovietico, forse perché lo guardavo molto da piccolo. Mio padre amava proprio il cinema sovietico, quando tornava da lavoro accussì ci metteva là tutti quanti... sei figli eravamo, no? Diceva: 'Guarda, questo è un bel film sovietico...'. I' so' nato con questa scuola qua..."


Sfuggire le etichette, le semplficazioni, le definizioni. Sempre e comunque. Non farsi imprigionare in alcuna gabbia, perché si è artisti di una certa grandezza. Il genio non lo puoi imbrigliare, si sprigiona libero e incontrollato. Ecco come Massimo Troisi reagisce, in una delle tante occasioni, al tentativo di una giornalista di definirlo per rendere più semplice il proprio mestiere. Con garbo e umiltà ne esce fuori come sempre alla grande, senza retorica, divertendo senza prendere in giro colei che si trova davanti. Una leggerezza incisiva, che lascia un segno delicato ma indelebile. Questo è il genio, questo è l'artista a tutto tondo. Anche se lo stesso Massimo aggirerebbe con ironia anche questi ultimi appellativi... E' una delle tante ragioni per cui ci manca così tanto.

Cristiano
 

giovedì 28 marzo 2013

Massimo Troisi e la vera Napoli da veicolare in Italia e all'estero

Roberto Benigni dedicò all'amico Massimo Troisi questi versi:

"Non si capisce", urlavano sicuri,
"questo Troisi se ne resti al Sud!"
Adesso lo capiscono i canguri,
gli Indiani e i miliardari di Holliwood!
Con lui ho capito tutta la bellezza
di Napoli, la gente, il suo destino,
e non m'ha mai parlato della pizza,
e non m'ha mai suonato il mandolino."

Leggendo questo post il regista e attore toscano aggiungerebbe gli albanesi tra gli indiani e gli americani degli Oscar. E' sempre un'emozione forte quando della nostra famiglia entra a far parte qualcuno che vive fuori dai confini italiani. Vuol dire che il messaggio universale di Massimo continua a fare breccia nei cuori di tutto il mondo. Ed in questo caso Selma ha colto ciò che più rischia di perdersi, quando per la maggiore vanno pseudo artisti napoletani che speculano sui luoghi comuni partenopei invece di veicolare la vera, unica, inestimabile essenza di Napoli. Italiano e dialetto napoletano a parte, Selma ha imparato da Massimo sì i problemi della città, ma "presentati in un modo totalmente diverso da quello degli altri sketch oppure dei commenti in televisione". Grazie a Massimo conosce la Napoli che sperava e pensava esistesse davvero. Perché esiste, anche se ce la stanno facendo dimenticare. Ed è questa la Napoli che da napoletano voglio venga veicolata in Italia e all'estero, senza parlare di pizza e senza far suonare il mandolino; e se nessun artista o presunto tale è capace di farlo ben venga continuare a proporre e a riguardare i film e le apparizioni di Massimo Troisi. 

Grazie Selma
Cristiano


Quel giorno là, (per fortuna) c’era “lo smistamento”, così Mario, che non avevo mai visto prima, e Saverio, che invece conoscevo già, decisero di prendere un’altra strada. Una strada che, senza rendermi conto all’inizio, portò via anche me… Ed è cosi che conobbi lui. Un attore fuori dagli schemi, fuori dal comune, fuori da ogni scuola che possa mai esistere. Film dopo film, mi sono finalmente tolta un dubbio che avevo avuto da tempo sugli attori comici e mi sono accertata del fatto che comico ci puoi solo nascere, non c’è una scuola. Poi ho anche trovato questa frase in un filmato, pronunciata da Alberto Sordi non casualmente, perché in quel filmato davanti a lui c’era proprio Massimo.

Sono albanese e vivo in Albania, quindi di solito non ho un contatto diretto con la lingua italiana. Figuriamoci con il napoletano, dialetto che avevo sempre visto come troppo difficile da comprendere, anche se mi aveva sempre incuriosita così come tutta la città di Napoli. Grazie a Massimo capii il perchè. Conobbi il dialetto (senza difficoltà, avendo lui come maestro), l’arte napoletana, la gente, l’umorismo, la gioia e mi appassionai subito. Conobbi anche i problemi, ma presentati in un modo totalmente diverso da quello degli altri sketch oppure dei commenti in televisione. Grazie a questo Pulcinella degli anni '80-’90, conobbi quella Napoli che spontaneamente avevo sempre desiderato e pensato che esistesse. Massimo è uno di quelli che nascono una volta in 100 anni o forse anche di più. Massimo è uno di quelli veri, quelli puri, che non nascondono nulla. È quello sempre in imbarazzo, quello che pensa di non essere capace di spiegarsi, quello che trova un po' troppo complicato parlare alle donne, quello che non ha fiducia in sé stesso, quello che pensa di non avere mai una risposta, quello che c’ha un mondo tutto suo ed ha paura che questo mondo non attragga nessuno. Ma la verità, caro Massimo, è che quel tuo mondo ci ha attratti a tal punto che facciamo fatica ad accettare la realtà di oggi, specialmente quella del teatro e della cinematografia.

Io, il paragone con De Filippo o Totò non lo faccio. Non trovo giusti i paragoni quando si parla di arte, ma ‘na cosa te la posso dicere: o' Massimì' tu si uno 'e lloro, e lloro stanno acopp' a tutt' quant'.

Un abbraccio,

Selma
 

lunedì 18 giugno 2012

Massimo Troisi come Viviani ed Eduardo secondo Enrico Fiore, "il critico" teatrale

Eccolo qui, ancora lui, il piccolo grande Enrico Fiore. Ho scritto di lui proprio recentemente, nel post dedicato alle mie riflessioni su "Un poeta per amico (clicca qui per leggere). Il suo racconto, registrato ma tagliato per intero e senza alcuna motivazione logica nella messa in onda di Raiuno, è riportato in parte in questa bella intervista di "Lettera 43". Interessanti anche l'accostamento di Massimo a Raffaele Viviani, grande autore autodidatta capace di parlare di qualsiasi argomento in maniera lieve e profonda, e il parere di Fiore su Alessandro Siani, in cui ritrovo punti di contatto col mio pensiero qui pubblicato insieme ad un video che montai un pò di tempo fa... (clicca qui per l'articolo e il video)

Leggere le parole del "critico" per eccellenza, come l'ha definito Decaro, ci riporta alla vera essenza del teatro, alla sua arte e alla sua funzione sociale. Tanto affascinante sentirne parlare, tanto triste constatare quanto oggi tutto questo non esista quasi più.
Cristiano



È convinto che «certe morti sono emblematiche» e che la prematura scomparsa di personaggi come il drammaturgo Annibale Ruccello (che morì a 30 anni) o l’attore Massimo Troisi (che se ne andò a 40 anni) vada interpretata come una sorta di preveggente uscita di scena, anzi un atto di autodifesa «rispetto ai tempi beceri che oggi viviamo e con i quali Ruccello e Troisi mai si sarebbero ritrovati in sintonia».
RAPPRESENTANTE DEL TEATRO NAPOLETANO. Enrico Fiore, critico teatrale nato a Castellammare di Stabia, per gli operatori culturali che contano rappresenta il teatro napoletano: ha raccontato - severo e giusto - quello degli Anni 60 dei grandissimi Totò, Nino Taranto, Peppino ed Eduardo De Filippo, e degli Anni 90 di Toni Servillo e Mario Martone («Lo ricordo all’esordio, aveva 17 anni») e dello stesso Troisi, il cui talento Fiore scoprì grazie a un fortuito passaggio in auto. E quello di oggi, che a lui appare ridotto a «puro scambio commerciale» nel nome della «necessità di assicurarsi la sopravvivenza», ma anche in grado di far riempire gli stadi a interpreti come Alessandro Siani, uno «tutto forma e niente contenuto».
DOMANDA. Come ha conosciuto Massimo Troisi?
RISPOSTA. Una sera, dopo uno spettacolo, un giovanotto che ancora non si chiamava Enzo De Caro mi offrì un passaggio in auto. Non ho la patente, accettai. All’arrivo a casa, a Castellammare, il giovanotto disse: 'dotto’, faccio teatro con due amici, presto le chiederemo di venire a vederci'.
D. Mantenne la promessa?
R. Due mesi dopo, mi telefonò per invitarmi al teatro Sancarluccio. Era il 1977: lui, Lello Arena e Massimo Troisi (il trio de La smorfia) recitavano in Così è se vi piace, una parodia di Luigi Pirandello.
D. Come fu lo spettacolo?
R. Rimasi sbalordito dalla loro originalità.
D. Perché erano così speciali?
R. Rispetto al solito cabaret politicamente schierato, La smorfia agiva sul linguaggio: demoliva retorica e luoghi comuni su Napoli usando l’iperbole, il paradosso, la dimensione surreale e poi riconduceva il tutto alla quotidianità dell’uomo comune.
D. Qualche esempio?
R. Il monologo con il Padreterno: senza saperlo, Troisi lì fece surrealismo, espressionismo, dadaismo.
D. Le ricordava qualcuno o qualcosa?
R. L’innocenza autodidatta di Raffaele Viviani, il più grande fra gli autori napoletani che non a caso oggi viene ripreso da nomi di rilievo internazionale come Cristoph Marthaler e Robert Wilson.
D. Troisi figlio di Viviani?

R. Simile è la capacità di tirar giù di peso argomenti aulici fino al livello dei più emarginati o di chi, come gli zingari, è ritenuto border line. Un esempio è la scena dell’Annunciazione nella «umile casa di un pescatore», in cui si irride alla ripetitività del rito codificato.
D. Oppure?
R. L’esercizio di una religiosità basata sul rapporto individuale, ma anche critico e libero verso Dio, che è proprio della cultura ebraica.
D. Ci spieghi.
R. Nel famoso monologo, il Padreterno viene senza complimenti rimproverato da Troisi per i presunti errori commessi durante la creazione.
D. Quale è stato il merito principale di Troisi?
R. L’aver liberato il teatro napoletano dalla sua eterna palla al piede: il bozzettismo naturalistico, che invece abbiamo purtroppo ritrovato di recente nelle commedie di Eduardo De Filippo proposte in Rai da Massimo Ranieri.
D. Come finì quella serata del 1977 in cui conobbe La smorfia?
R. Mi offrirono un passaggio in auto fino a Castellammare.
D. Un altro.
R. Già. Troisi, fingendo di non aver capito niente, si divertiva a chiedermi allarmato se le cose che stavo dicendo su di loro fossero da considerarsi buone o cattive. Insomma, se doveva ridere o piangere.
D. E poi?
R. Scrissi un articolo su Paese Sera: fu un importante viatico, di cui i tre mi sono sempre stati riconoscenti.
D. A chi somiglia Troisi?
R. A Eduardo De Filippo nella recitazione, a Viviani nei contenuti. Ma l’ironia corrosiva con cui sapeva prendere in giro perfino se stesso era soltanto sua. E resta inimitabile.
D. Come si comporterebbe, oggi?
R. Una sera, ormai famoso, Massimo mi confidò: devo stare attento, mi offrono un sacco di soldi per convincermi a fare cose che non mi piacciono. Ma io non voglio svendermi.
D. Quindi?
R. Ne sono certo: se fosse rimasto fra noi, non avrebbe mai accettato di recitare cose indegne.
D. Avrebbe scelto il cinema o il teatro?
R. Non avrebbe fatto teatro, visto che oggi è un fenomeno puramente mercantile basato sulla pratica degli scambi di spettacoli per allestire cartelloni e sostenere i budget.
D. In che misura Troisi, da vivo, avrebbe condizionato il nostro stile di vita?
R. Non credo che avrebbe inciso in alcuna misura.
D. Perché?
R. Il Troisi di oggi si chiama Alessandro Siani, frutto dei tempi: è uno che tenta invano di imitare Massimo e riempie gli stadi con battute come «secondo me, secondo te, Secondigliano». Che sono pura idiozia.
D. Di chi è figlio il fenomeno Siani?
R. Di un pubblico che non pensa.
D. Cioè?
R. Siani per me è pura superficie. Dopo un suo spettacolo, non resta niente.
D. Non è un giudizio troppo severo verso il giovane comico?
R. Mi dispiace, ma non è in grado di sostenere neanche quella che tecnicamente si chiama la carrettella.
D. Cos'è?
R. È la capacità - tipica dei grandi del teatro comico - di riprendere e rilanciare la battuta finale di un monologo riaccendendo a ripetizione risate e applausi in sala.
D. E allora?
R. Un bravo attore, che conosce i tempi giusti, riesce a tirarla avanti divertendo il pubblico anche per 10 minuti: lui, no. Le sue battute fulminee muoiono in sé.
D. Come sta, più in generale, il teatro comico napoletano?
R. Sono figli delle tivù locali, a volte cooptati a sproposito a livello nazionale.
D. Se Troisi ci fosse ancora, il teatro napoletano starebbe meglio?
R. Oggi il contenuto non c’è più, tutto è vuota forma: nessuno potrebbe migliorare la triste realtà.

    

mercoledì 8 febbraio 2012

Il nuovo Massimo Troisi (???)

Poco più di un anno fa pubblicammo questo post e il relativo montaggio video per segnalare alcune "analogie" filmiche tra Massimo Troisi e Alessandro Siani: http://amicidimassimotroisi.blogspot.com/2011/01/massimo-troisi-e-alessandro-siani-la.html. Il video riscosse un certo successo tra i lettori. A questo proposito segnaliamo un video di un membro del nostro gruppo facebook, che ci rende ancora più chiara la differenza tra un omaggio e un'analogia "sospetta": https://www.facebook.com/photo.php?v=2078109626521.

Da allora abbiamo trovato molti d'accordo con noi, anche sul giudizio relativo al comico napoletano più in voga attualmente. Riportiamo di seguito un articolo firmato da Marco Vignolo Gargini, che ci sembra abbia colto nel segno. Lui ci risponde con amicizia in uno dei commenti in fondo al post.
Dopo diversi anni quella di Siani resta una comicità sempre a spese di qualcuno, una continua aggressione allo spettatore in sala, uno sfottò e una retorica continui, privi di spessore e riflessioni acute. Se deve essere lui oggi a portare Napoli in giro per i cinema, i teatri o le televisioni italiane si auspicano meno demenzialità chiassose e più contenuti che si stacchino dall'epoca che, ahimè, stiamo vivendo.
Devo ripetere un concetto, visto che è duro da arrivare a tutti: qui non sto mettendo io in piedi un paragone, sono i giornalisti/giornalai, i media che insistono nel farlo, con ignoranza e opportunismo. E qualcuno ci crede pure, e questo non va bene.
Qualcuno nei commenti mi ha scritto: "Alla presentazione del film 'Benvenuti al Nord', Alessandro Siani ha risposto alla domanda sul confronto con Troisi. "No,Massimo era un fuoriclasse,era un Maradona,io al massimo sono un Lavezzi". Mi verrebbe da rispondere a Siani, sulla scorta del video che ho montato con le suddette "analogie": "E allora gioca semplice, non provare a palleggiare maldestramente con le arance come hai visto fare a qualcun altro".
Cristiano

Napoli: da Massimo Troisi… ad Alessandro Siani

Mancano soltanto due anni al ventennale della scomparsa di Massimo Troisi e già siamo in grado di poter stabilire che dell’antica e nobilissima arte comica e drammatica partenopea resta poco o niente. Troisi è stato l’ultimo esponente di una tradizione secolare, si può ben dire che a lui il testimone sia stato consegnato direttamente dalle mani del grande Eduardo, sebbene per poco tempo. Dopo Massimo Troisi abbiamo avuto tanti, tantissimi attori, o presunti tali, che hanno frequentato i cabaret, il teatro, la tv, il cinema, ma nessuno con il talento e le potenzialità dell’artista di San Giorgio a Cremano. È un dato di fatto, il posto di Pulcinella resta vacante, e per Pulcinella intendo anche l’evoluzione e il superamento della maschera napoletana. A livello linguistico, mimico, drammaturgico ci eravamo accorti tutti che Troisi avrebbe garantito questa rigenerazione, dando nuova linfa agli antichi copioni, purtroppo non potevamo sapere che sarebbe stata un’esperienza di così breve durata e, soprattutto, un’eredità difficile da raccogliere. Oggi sembra che Alessandro Siani rappresenti il non plus ultra dell’ultima generazione di comici napoletani, o perlomeno stanno facendo in modo di presentarcelo così… Al di là dei testi piuttosto banali, delle battute, dei tormentoni, dei personaggi (quel Tatore che trent’anni fa non avrebbe fatto ridere nessuno), Siani manca di spessore drammaturgico, sbraita, si muove come un Pazzariello in libera uscita, farfuglia, crede di poter attrarre con la barbetta e gli occhi cerulei… Massimo Troisi non aveva bisogno di personaggi, di tormentoni, era lui stesso lo spettacolo, il film, il dramma, e con la propria sottigliezza intellettuale sapeva traghettare Napoli fuori dai luoghi comuni, dalle macchiette. Siani invece è un regresso, un livellamento verso il basso, sia dal punto di vista lessicale che attoriale, quasi a rappresentare l’epoca che stiamo vivendo, priva di originalità, chiassosa, smunta, buffa più che comica. Troisi oggi è riconosciuto internazionalmente, a lui vengono dedicati convegni e rassegne cinematografiche… non credo che Siani saprà fare altrettanto (ha 37 anni, l’età in cui Troisi aveva già diretto, scritto e interpretato la maggior parte dei suoi film), almeno che… San Gennaro non faccia il miracolo!

Marco Vignolo Gargini


Da un'intervista della nostra Claudia Verardi a Renato Scarpa (il mitico Robertino e capo telegrafista di Mario Ruoppolo):

Qualche giovane comico napoletano sta riproponendo un tipo di comicità basato sui luoghi comuni e sui difetti partenopei, ribaltando in qualche modo il lavoro che proprio Massimo Troisi aveva fatto sul “nuovo napoletano che non deve per forza emigrare, ma può anche viaggiare” con tutto quello che ne consegue. Tu che ne pensi? Non sei napoletano, ma hai sempre frequentato molto sia la città che il suo cinema.
Renato Scarpa: Penso che Massimo abbia fatto una Rivoluzione. Proprio quella di cui Napoli ha bisogno. II soggettivismo esasperato che diventa senso di responsabilità individuale, l'autoironia, il ridere ammettendo la propria fragilità, coltivare il dubbio, trasformare la parola "cliente" in quella di "cittadino" come nel 1799.
 

martedì 22 febbraio 2011

Festival di Sanremo: De Andrè, Modugno e....Massimo Troisi?

Il 19 febbraio…come scordarlo. Mi è dispiaciuto che al Festival abbiano ricordato De Andrè, nato il giorno prima, e Modugno, morto da tanti anni.
Nemmeno Ranieri, intervenuto proprio sabato 19, che attualmente sta registrando "Napoli milionaria" con De Caro, lo ha ricordato.
Ma ci siamo noi che … lo “chiamiamo ancora amore”, per citare un’altra bellissima canzone.

Daniela V.


Massimo adesso ha 58 anni. Se proprio devo pensare ad un lato assurdamente positivo del fatto che se n'è andato (fisicamente), oltre a sentirlo vicino mi piace ricordarlo sempre giovane e vitale, senza alcun segno della vecchiaia sul volto. Massimo non invecchierà mai, non passerà mai. Questo non ci regalerà nuovi capolavori cinematografici ma ci riscalderà il cuore. Sempre.

Auguri Massimino.

Cristiano
   

giovedì 13 gennaio 2011

Omaggio a Gino, amico di Massimo Troisi (VIDEO)

Giorni fa se ne è andata una persona deliziosa, un amico di Massimo Troisi "in pectore" come noi, un compagno di palcoscenico innamorato della sublime arte attoriale napoletana. 
Recitava, Gino, ed oltre Massimo amava l'immenso Eduardo, che era capace di imitare suggestivamente. Fino alla fine ha voluto vedere scorrere le immagini di Massimo su uno schermo, e quelle dei nostri spettacoli insieme. Quest'omaggio video, umile ma onesto, è per lui, che magari ora starà già provando qualche scena con Massimo ed Eduardo, vicino com'era alla loro leggerezza profonda e alla loro signorilità generosa.

Nelle mail che mi scriveva, che conservo gelosamente, usava chiamare Massimo "il NOSTRO", tutto in maiuscolo, e apprezzava con gioia l'attività del gruppo "Amici di Massimo Troisi"; mi fa piacere in questa occasione condividere con voi una sua frase che da oggi in poi mi farà sempre pensare a lui, oltre che al "NOSTRO". 

"E' vero che i Grandi non si dimenticano mai, e il NOSTRO lo è stato e lo sarà sempre; coltivarne però il ricordo lo mantiene ancora più vivo e presente nei cuori di tutti".

Ciao Gino, grazie di tutto, ovunque tu sia.
Se puoi, porta il nostro saluto a Massimo.

Cristiano 
    

                               

sabato 5 giugno 2010

Conosciamo gli "amici di Massimo Troisi": Annalisa (Torino) - Prima Parte

Ecco la prima, speriamo di tante altre, intervista ad un membro di "Amici di Massimo Troisi". Annalisa, componente storica del gruppo fin dal 2003, ci racconta la sua passione e i suoi aneddoti "particolari" legati a Massimo. Perché, ad ognuno di noi, è capitato qualche cosa di strano o divertente....qualcosa che definiamo "gli scherzi di Massimo". Nel post introduttivo al blog scrivevo che noi non abbiamo mai avuto la fortuna e il privilegio di conoscere Massimo, ma è come se lo conoscessimo da una vita. Dalle parole di Annalisa, che pure è nata in Piemonte e quindi non tanto vicino a Napoli, capirete bene cosa volevo dire.

Nei prossimi giorni pubblicherò la seconda parte dell'intervista. Intanto, buona visione!

Cristiano