venerdì 26 aprile 2013

Amici di Massimo Troisi ancora su Radio Shkodra (Albania)

Continua il filo diretto Italia-Albania e Amici di Massimo Troisi-Radio Shkodra, grazie a Selma. Siamo entrati, io con la mia voce e il blog-gruppo attraverso le mie parole, nella sesta puntata della trasmissione radiofonica albanese "Il treno della cultura italiana". Un gran bel programma, che ad esempio in questa occasione ci ha infilati tra Buscaglione, Carosone, Arbore, Benigni e Battisti. Sono convinto che Selma dall'Albania conosca e apprezzi meglio la cultura italiana di, ahimé, diversi nostri compaesani. E' un onore per l'Italia che "i nostri migliori anni", come li chiama Selma, vengano celebrati all'estero. Ogni tanto esportiamo anche qualcosa di buono.
 
Nel breve messaggio che ho registrato di getto appena ricevuto l'invito di Selma propongo l'ascolto di "Sia", un brano di un cantautore napoletano, Joe Barbieri. Scoperto e prodotto inizialmente da Pino Daniele, Joe oggi ha un buon successo di pubblico in tutto il mondo con un raffinato mix di  jazz e world music. Ascoltare per capire perché.

Cristiano
 
                               

martedì 23 aprile 2013

"Da Troisi a Massimo": il racconto filmato di un evento speciale a San Giorgio a Cremano (VIDEO)

Basta poco, un po' di sana passione e la conoscenza autentica di Massimo Troisi per ricordarlo in maniera degna e genuina. "Da Troisi a Massimo", evento tenutosi lo scorso 12 aprile presso la biblioteca comunale di San Giorgio a Cremano, ha caratterizzato un pomeriggio speciale. Tanto da far registrare la presenza di Luigi Troisi, fratello di Massimo, e la sua inattesa partecipazione finale con un'emozionante poesia scritta per lui. Il suo ringraziamento rende superflua ogni altra parola e sensazione, che lascio al video seguente: "grazie, perché stasera ci avete fatti sentire a casa di Massimo". Per quanto mi riguarda grazie ad Elena, le cui riprese ci lasciano un ricordo anche visivo; grazie ad Angela Saracino per avermi invitato ed aver pensato a me per questo evento, grazie alla disponibilità squisita di Oriana Russo, all'amico di sempre Giuseppe Gifuni, a Giuseppe Avolio, Gugliemo Rispoli, Davide Certosino e agli attori che si sono esibiti. Un grazie di cuore a Luigi Troisi, di cui purtroppo non abbiamo le immagini dell'intervento, che resta però indimenticabile per chi c'era. 
Che tutto questo sia uno sprone anche alle istituzioni affinché capiscano che organizzare un qualcosa per ricordare Massimo alla sua maniera può essere facile ed economico, in questo caso a costo zero. Senza sperperi, interessi, speculazioni, enorme circolazione di denaro ma finalmente con idee, competenza e serietà. Se l'unico interesse è rendere onore alla sua memoria, infondo basta davvero poco. Ricordiamocene in vista del prossimo (quest'anno? il prossimo?) Premio Massimo Troisi.

Cristiano



                       
                        

mercoledì 17 aprile 2013

Vittorio Veneto (Treviso) omaggia Massimo Troisi con una mostra all'interno del festival di cinema per ragazzi

La giunta comunale di San Giorgio a Cremano, il 21 Marzo, ha approvato la proposta dell’Associazione “400 colpi” con sede a Vittorio Veneto (TV) per la realizzazione di una mostra iconografica su Massimo Troisi in occasione del Vittorio Veneto Film Festival che si terrà tra il 16 ed il 21 Aprile. Per l’evento, la giunta ha deciso di prenotare 3000 euro di cui 1500 euro quale quota di compartecipazione per la realizzazione della mostra e 1500 euro da destinare al trasporto della bicicletta da San Giorgio a Cremano a Vittorio Veneto A/R.

In conclusione della presentazione della IV edizione del Vittorio Veneto Film Festival-Festival Internazionale di Cinema per Ragazzi è stato annunciato l'omaggio a uno dei nostri più grandi attori del cinema mondiale: Massimo Troisi. Grazie alla collaborazione con l'amministrazione comunale di San Giorgio a Cremano ed il Premio Massimo Troisi, il Vittorio Veneto Film Festival ha ideato una mostra dal nome "Buon Compleanno Massimo", nella quale saranno esposte video-istallazioni e la famosa bicicletta del film "Il Postino". E' il sindaco di San Giorgio a Cremano, Domenico Giorgiano, a concludere gli interventi della conferenza stampa dichiarando: "avendo conosciuto personalmente Massimo sono sicuro che da lassù approva questo gemellaggio con un Festival interamente dedicato ai ragazzi e dal respiro internazionale".
 

giovedì 11 aprile 2013

“Da Troisi a Massimo": ci vediamo a San Giorgio a Cremano

“Da Troisi a Massimo: l’artista diventato amico di famiglia”. Venerdì un evento in biblioteca.

La semplicità, l'autenticità e l'analisi acuta della realtà nella produzione artistica di Troisi lo hanno, da sempre, reso vicino a quanti lo amano, così l'idea di Troisi – artista si confonde con quella di Massimo – uomo. E' di Massimo Troisi che si parlerà venerdì 12 aprile 2013, dalle 18, presso la Biblioteca Comunale della Città di San Giorgio a Cremano, in occasione della presentazione del libro “La filosofia di Massimo Troisi” scritto da Davide Certosino.

Ad affiancare l'autore in una carrellata di ricordi della produzione artistica di Troisi, dalla quale emerge tutta la filosofia di Massimo: Giuseppe Avolio, detto PeppArt; Cristiano Esposito, giornalista, critico teatrale, appassionato di Massimo e autore del sito “Non ci resta che ricordarti” e del blog “Amici di Massimo Troisi”; Giuseppe Gifuni, amico di Troisi e fondatore del “Piccolo Teatro Massimo Troisi"; Angelica Romano, promotrice culturale; Oriana Russo, responsabile per Lineadarco della Biblioteca di San Giorgio a Cremano. Modererà la giornalista Angela Saracino.

Porteranno i saluti dell'Amministrazione Comunale l’assessore alla Valorizzazione delle Ville Vesuviane e vicesindaco, Giorgio Zinno e l'assessore alle Politiche Giovanili, Innovazione e Biblioteca, Michele Carbone. L'evento, promosso dall'Assessorato alle Politiche Giovanili, Innovazione e Biblioteca, guidato da Michele Carbone, rientra nel programma di eventi della Biblioteca Comunale della Città di San Giorgio a Cremano ed è stato curato dalle associazioni Lineadarco e Obiettivo Cultura.

Il libro di Certosino procede a scandagliare l'universo di Massimo Troisi, dipanando il gomitolo di parole ed emozioni che solo può condurre fuori dal labirinto delle sue invenzioni. O, invece, sceglie di rimanere ancora un poco imprigionati in quel suo universo fatto di frasi geniali che fissarono le ansie, i sogni, le illusioni, le delusioni, i sentimenti di una generazione, proiettandosi poi lontano, per incuriosire e sedurre chi oggi lo incontra nei personaggi dei suoi film che non ci si stanca di vedere, nelle registrazioni del suo lavoro d'attore geniale. A mettere insieme il complesso percorso di parole che ci ha lasciato, si resta sorpresi ancora una volta da quel suo universo ricco di riflessioni e di spunti critici. Fotografie di spietata ironia. Frasi che fanno sorridere e allo stesso tempo fermano la risata e l'allontanano, per guardare oltre e comprendere il senso della sua critica, mescolanza sapiente di apparente ingenuità, amarezza, impertinenza e umorismo.

Sarà visitabile in villa Bruno “Non mi resta che... vignettarlo”, mostra di caricature ispirate ai film di Massimo Troisi, a cura di “Peppart”, dal 12 al 19 aprile 2012. L’ingresso è libero dal lunedì al sabato dalle 9.30 alle 13.30 e dal lunedì al venerdì dalle 14 alle 18. Le tavole in mostra  sono ispirate alle locandine di Troisi. Peppe Avolio ripercorre così tutta la storia cinematografica dell'attore – regista, ricalcandone le espressioni e i tratti caratteristici in un omaggio e un ringraziamento per l'allegria che Massimo Troisi ha donato negli anni.
 

martedì 2 aprile 2013

Dai giornali dell'epoca - "Troisi, il suo postino ci porterà un sogno", da La Repubblica" del 6 giugno 1994

Riproponiamo oggi, per la rubrica che rilegge i giornali di un po' di tempo fa, un articolo pubblicato appena due giorni dopo la scomparsa di Massimo. Michael Radford e Antonio Skàrmeta ci parlano della lavorazione appena conclusa de "Il postino", di un Massimo orgoglioso di quel che aveva appena girato. Aveva raggiunto quel qualcosa in più cui aspirava per la sua carriera e con cui la nostra vita è un po' più bella. Grazie postino poeta, per i sorrisi e le lacrime che ci rendono migliori.
Cristiano
  
ROMA - "Quando è arrivato sul set, venerdì, Massimo si sentiva molto stanco, all'inizio sembrava che non volesse lavorare. Invece poi si è truccato e abbiamo cominciato a girare. Erano le sequenze finali. Massimo partecipa ad una manifestazione della sinistra e sta per leggere una poesia di Neruda davanti alla folla. Annunciano il suo nome, Mario Ruoppolo, e la folla applaude. Non dimenticherò mai la felicità e l'orgoglio sul volto di Massimo mentre dice a Renato Scarpa, che fa uno dei compagni, 'Senti? Applaudono me, proprio me!' ". C'è una grande tristezza nella voce di Michael Radford, il regista di Il postino. "Non voglio dire colpevole, ma mi sento in qualche modo responsabile della morte di Massimo, ha fatto uno sforzo incredibile e anche se ho usato tutte le cautele, ho fatto molti piani sequenza e primi piani per non stancarlo, sono stato comunque io a dirigerlo. Venerdì sera, alla fine delle riprese, ci siamo abbracciati. Mi ha chiesto scusa perché aveva cercato di fare del suo meglio, ma non aveva potuto dare il massimo, avrebbe rimediato al prossimo film insieme. Io l'ho sgridato, gli ho detto - e lo penso - che meglio di così non poteva fare, che aveva dato veramente tutto a questo film. C'era Noiret che ci guardava, non riusciva a parlare per la commozione". Michael Radford e Massimo Troisi si sono conosciuti dieci anni fa. Il regista scozzese lo avrebbe voluto interprete di "Another time, another place", ma Troisi non aveva voglia di andare a lavorare in Scozia. "Massimo vide il film e mi chiamò per dirmi che lo aveva amato molto. E da allora è cominciata un'amicizia, molto intensa anche se fatta di molte telefonate e di un incontro una volta l'anno, qui o a Londra, durante il quale ogni volta rinnovavamo la speranza di lavorare insieme. Ma io non parlavo italiano, lui non parlava inglese, era difficile. L'anno scorso mi ha mandato il libro di Skàrmeta. Bellissimo, ma io avevo qualche perplessità: è cileno, che c'entriamo noi? Lui era tranquillo: e noi lo facciamo napoletano". Radford spiega che, partendo da un episodio vero nella vita di Neruda che nel '52 visse un periodo di esilio proprio vicino a Napoli, la storia, ambientata da Skàrmeta alla fine degli anni Sessanta a San Antonio in Cile, è stata spostata indietro in un'isola del Golfo e il postino Mario Jimenez è diventato Mario Ruoppolo, figlio di un pescatore napoletano. "Ma il nucleo del libro, il rapporto d'amore tra il giovane e il Poeta è rimasto lo stesso. Skàrmeta ha approvato la sceneggiatura e quando ha conosciuto Massimo è rimasto affascinato. Ha chiamato subito dal Cile, appena saputa la notizia della sua morte, era sconvolto". Perché Massimo Troisi ha amato così profondamente il personaggio di Mario, tanto da dedicargli le ultime energie della sua vita? "Perché lo sentiva uguale, credo. La stessa semplicità, la stessa ansia di conoscere e di elevarsi, e una sofferenza interiore che gli ha dato una sua visione del mondo. Attraverso l'incontro con Neruda, Mario scopre la poesia, l'amore e la politica, tutto insieme. E Massimo ha portato cose sue, ha sciolto i momenti letterari con la sua umanità. 'Mi piacerebbe essere poeta', dice a un certo punto del film, ed è straordinaria la sua espressione, fa piangere e fa ridere. Ed era bellissimo per tutti noi vederlo insieme a Noiret, una sintonia perfetta, un'amicizia intensa e di poche parole, che si era stabilita anche nella realtà". Secondo Radford, con "Il postino" Massimo Troisi ha realizzato un altro grande sogno della sua vita. "Massimo non aveva una grande considerazione del suo cinema, non si sentiva regista, anche se secondo me esagerava. Lui diceva che c'era gente che amava la sua comicità e che i suoi film incassavano per questo, ma voleva qualcosa di più. Voglio fare un film di cui essere orgoglioso, diceva. Orgoglioso come attore. Nel film è veramente diverso da tutto quello che aveva fatto, recita in modo molto trattenuto, con Noiret raggiunge livelli altissimi. L'umorismo è nella sceneggiatura, non più nel suo personaggio conosciuto, la sua comicità è sottile e, sia pure con il suo linguaggio, ha recitato con l'ironia degli anglosassoni. Finalmente aveva trovato il ruolo e il film che gli avrebbero permesso di farsi apprezzare fuori dall'Italia". Michael Radford monterà il film a Cinecittà. "Sarà molto duro, rivivere tutti i momenti delle riprese. Non so quando finirò e se il film sarà pronto per Venezia. Non so neanche se sarà un film bello. Ma anche se fosse un brutto film, sarà comunque il segno di un 'gesto' che rientra nel mito umano della volontà di andare avanti, malgrado la sofferenza, fino al compimento di un'impresa. Forse Massimo avrebbe vissuto di più se non avesse fatto 'Il postino'. Sapeva le sue condizioni, le sapevamo tutti, i medici glielo dicevano, ma neanche per un momento ha pensato di interrompere il film. E so che aveva paura del trapianto al cuore, che non voleva farlo. E malgrado la sua gentilezza e la semplicità del vivere, Massimo era comunque un uomo di spettacolo. E, come ha detto Mastroianni, per un attore non poteva esserci finale più grandioso di quello che si è scelto Massimo".
 

MARIA PIA FUSCO
 La Repubblica" del 6 giugno 1994
  

giovedì 28 marzo 2013

Massimo Troisi e la vera Napoli da veicolare in Italia e all'estero

Roberto Benigni dedicò all'amico Massimo Troisi questi versi:

"Non si capisce", urlavano sicuri,
"questo Troisi se ne resti al Sud!"
Adesso lo capiscono i canguri,
gli Indiani e i miliardari di Holliwood!
Con lui ho capito tutta la bellezza
di Napoli, la gente, il suo destino,
e non m'ha mai parlato della pizza,
e non m'ha mai suonato il mandolino."

Leggendo questo post il regista e attore toscano aggiungerebbe gli albanesi tra gli indiani e gli americani degli Oscar. E' sempre un'emozione forte quando della nostra famiglia entra a far parte qualcuno che vive fuori dai confini italiani. Vuol dire che il messaggio universale di Massimo continua a fare breccia nei cuori di tutto il mondo. Ed in questo caso Selma ha colto ciò che più rischia di perdersi, quando per la maggiore vanno pseudo artisti napoletani che speculano sui luoghi comuni partenopei invece di veicolare la vera, unica, inestimabile essenza di Napoli. Italiano e dialetto napoletano a parte, Selma ha imparato da Massimo sì i problemi della città, ma "presentati in un modo totalmente diverso da quello degli altri sketch oppure dei commenti in televisione". Grazie a Massimo conosce la Napoli che sperava e pensava esistesse davvero. Perché esiste, anche se ce la stanno facendo dimenticare. Ed è questa la Napoli che da napoletano voglio venga veicolata in Italia e all'estero, senza parlare di pizza e senza far suonare il mandolino; e se nessun artista o presunto tale è capace di farlo ben venga continuare a proporre e a riguardare i film e le apparizioni di Massimo Troisi. 

Grazie Selma
Cristiano


Quel giorno là, (per fortuna) c’era “lo smistamento”, così Mario, che non avevo mai visto prima, e Saverio, che invece conoscevo già, decisero di prendere un’altra strada. Una strada che, senza rendermi conto all’inizio, portò via anche me… Ed è cosi che conobbi lui. Un attore fuori dagli schemi, fuori dal comune, fuori da ogni scuola che possa mai esistere. Film dopo film, mi sono finalmente tolta un dubbio che avevo avuto da tempo sugli attori comici e mi sono accertata del fatto che comico ci puoi solo nascere, non c’è una scuola. Poi ho anche trovato questa frase in un filmato, pronunciata da Alberto Sordi non casualmente, perché in quel filmato davanti a lui c’era proprio Massimo.

Sono albanese e vivo in Albania, quindi di solito non ho un contatto diretto con la lingua italiana. Figuriamoci con il napoletano, dialetto che avevo sempre visto come troppo difficile da comprendere, anche se mi aveva sempre incuriosita così come tutta la città di Napoli. Grazie a Massimo capii il perchè. Conobbi il dialetto (senza difficoltà, avendo lui come maestro), l’arte napoletana, la gente, l’umorismo, la gioia e mi appassionai subito. Conobbi anche i problemi, ma presentati in un modo totalmente diverso da quello degli altri sketch oppure dei commenti in televisione. Grazie a questo Pulcinella degli anni '80-’90, conobbi quella Napoli che spontaneamente avevo sempre desiderato e pensato che esistesse. Massimo è uno di quelli che nascono una volta in 100 anni o forse anche di più. Massimo è uno di quelli veri, quelli puri, che non nascondono nulla. È quello sempre in imbarazzo, quello che pensa di non essere capace di spiegarsi, quello che trova un po' troppo complicato parlare alle donne, quello che non ha fiducia in sé stesso, quello che pensa di non avere mai una risposta, quello che c’ha un mondo tutto suo ed ha paura che questo mondo non attragga nessuno. Ma la verità, caro Massimo, è che quel tuo mondo ci ha attratti a tal punto che facciamo fatica ad accettare la realtà di oggi, specialmente quella del teatro e della cinematografia.

Io, il paragone con De Filippo o Totò non lo faccio. Non trovo giusti i paragoni quando si parla di arte, ma ‘na cosa te la posso dicere: o' Massimì' tu si uno 'e lloro, e lloro stanno acopp' a tutt' quant'.

Un abbraccio,

Selma
 

domenica 24 marzo 2013

"Massimo Troisi: lieve, più forte dell'arroganza". Il ricordo di Gianni Minà

Siamo felici di ospitare, dietro sua gentile concessione, stralci dell'articolo che Gianni Minà scrisse a dieci anni dalla scomparsa di Massimo Troisi. 


Nel mese di giugno del 2004, sono stati dieci anni che Massimo Troisi se n'è andato anzitempo da questo mondo. Sempre nell'anno che è appena trascorso, Massimo avrebbe compiuto cinquant'anni. Le manifestazioni per ricordarlo sono state poche e, in alcuni casi, modeste e provinciali, come una serata su Rai Tre organizzata dal Comune di San Giorgio a Cremano dove c'era tutto meno lo spirito e l'eredità di Massimo Troisi. Ho custodito nel mio ufficio un programma in due puntate su Massimo registrato quasi due anni fa al Teatro Bellini di Napoli, intitolato "Noi meridionali, presunti emigranti" che è un percorso diverso sul mondo artistico e umano di Massimo, sulle sue scelte, sul suo modo di proporsi, sulla sua generazione che ha regalato a Napoli, venticinque anni fa, un incredibile rinascimento culturale nel teatro, nel cabaret, nel cinema, nelle arti plastiche e figurative oltre che nella musica. Il programma finora è stato visto solo da alcune centinaia di spettatori al Festival Sergio Leone di Torella dei Lombardi (provincia di Avellino) dove una sera dell'estate scorsa abbiamo ricostruito lo spirito della singolare amicizia che ha avvicinato a Massimo un burbero e visionario creatore di cinema come Sergio Leone, complice un viaggio in un villaggio vacanze della Costa d'Avorio.
Il programma nato con l'idea di presentarlo a Rai Tre non ha potuto finora essere proiettato per una questione di diritti delle sequenze de “Il postino” utilizzate per spiegare meglio la personalità di Troisi e il perchè dell'innamoramento per il libro dello scrittore cileno Antonio Skármeta che ha ispirato il film-testamento di Massimo. Volle girare, infatti, “Il postino” a rischio della propria salute (rinviando l'intervento al cuore già programmato) perchè la storia, riambientata in Italia del postino Mario Ruoppolo, che attraverso Pablo Neruda e la sua poesia scopre la coscienza civile e muore in una manifestazione di piazza repressa dalla polizia dell'epoca di Scelba, lo aveva emozionato così come i versi del grande Nobel cileno, esule nel '51-'52, proprio fra Napoli e Capri.
Quella scoperta lo aveva incuriosito e gli aveva rivelato l'universo appassionato dell'autore del “Canto general”.
Spero che un giorno o l'altro le autorizzazioni a trasmettere questo omaggio arrivino per ricordare agli italiani un attore e autore inimitabile. Perchè quel viaggio nel mondo e nelle idiosincrasie di Troisi, con le testimonianze di Antonio Skármeta, di Pietro Ingrao, di Roberto Benigni, di Ettore Scola, di attori come Mariano Rigillo e Linda Moretti, di Enzo Decaro, di Massimo Bonetti, di Anna Pavignano (sceneggiatrice di tutti i film di Massimo) e anche di Enzo Gragnaniello e James Senese, quel viaggio è un'occasione unica per riflettere sulla modernità artistica di Troisi, sulla vena innovativa della sua comicità, sul suo linguaggio, sul suo cinema e perfino sulla sua passione civile.
Per ricordarlo, ora che ci manca da dieci anni, mi piace riproporre quanto scrissi allora sull'Unità. 
 
Massimo Troisi era un essere umano leggero, lieve, forse stonato in un'epoca ed in una società dello spettacolo dove imporre la propria presenza, essere arroganti, è il comportamento di moda. Massimo sapeva stare al mondo rendendo gradevole la vita dei suoi amici e della gente che gli era cara senza sfiorare mai gli altri con le sue angustie. Del suo "cuore malato", operato a Houston per due volte, non parlava mai, al massimo ci scherzava sopra facendo il verso alle parole di una immortale canzone che talvolta intonava cercando di imitare Sergio Bruni. Si era fatto conoscere come comico negli anni ‘70 con il gruppo La Smorfia composto, oltre che da lui, da Enzo Decaro e Lello Arena, ed aveva raggiunto il successo con "Non Stop", una di quelle trasmissioni-laboratorio della RAI inventate da Bruno Voglino dove nascevano spesso artisti che duravano molto più di una stagione e comici non schiavi di una battuta o incapaci di andare oltre i due minuti di esibizione. Erano comici spesso inventori di un genere, lettori ironici del quotidiano, o interpreti sarcastici della società in cui vivevano. Fu la stagione, oltre che di Troisi, di Benigni, di Verdone, di Grillo. Sono passati soltanto 25 anni e sembra un'eternità. La tv schiava dell'audience, la tv commerciale ha disintegrato anche la capacità di far ridere intelligentemente. E non dico questo perchè Troisi, come gli altri che ho citato, erano indicati come "comici di sinistra", cosa che oggi apparirebbe un peccato. "Scusa, ma da che parte potevo stare? - mi disse una volta Troisi sorridendo - Songo nato a San Giorgio a Cremano e al pizzicagnolo che ogni mattina mi dava pane e mozzarella io dicevo sempre di aver fede, perché ai poveri ci pensa Dio. Pover'omme. Un giorno, stanco di segnare sul quaderno dei crediti, mi disse 'non sarebbe meglio, aspettando Dio, che a saldare il conto passasse tuo padre?'". Nel cinema fu una rivelazione con "Ricomincio da tre", un film del 1981 dove c'erano tutti i dubbi e le disillusioni della sua generazione, ma anche tutto il suo senso della vita, la sua filosofia basata sull'arte di accontentarsi, forse anche un po' della sua famosa pigrizia. Fu questo il sentimento che Massimo apprezzava come una cultura, più che il timore di non riuscire a ripetersi, a convincerlo ad aspettare più del previsto prima di dirigere "Scusate il Ritardo". Amava le donne e lo sport e voleva aver tempo per queste due passioni. "Chi l'ha detto che non è serio amare due donne nello stesso momento e perder tempo per fare la formazione della propria squadra?". Quando il Napoli vinse lo scudetto fu memorabile l'intervista a cui mi costrinse nella trasmissione organizzata per l'occasione facendo finta di essere l'unico napoletano a non aver avuto la notizia e commentandola sorpreso con tutti i luoghi comuni che riguardano il calcio e le interviste. Ricordo ancora come un incubo gioioso le puntate intere in cui Massimo e Benigni occupavano "Blitz", il programma domenicale che vent'anni fa facevo su Raidue. Come i grandi del neorealismo sapeva cogliere il particolare delle cose, delle situazioni, perfino i tic delle persone e trasformarli in una introspezione ironica. Eduardo De Filippo mi disse una volta che era un comico di domani con le radici nel passato. Sotto la sua pigrizia nascondeva però talvolta una volontà di ferro. "Il postino di Neruda", il film con Philippe Noiret terminato il giorno prima di morire, lo aveva inseguito per anni, dopo aver scoperto, come ho scritto, il libro di Skàrmeta, un autore cileno del quale mi aveva chiesto ogni dettaglio. Forse per una volta ha voluto controllare il suo cuore per riuscire a portare a termine un progetto amato. Se la storia è andata così, è stata una delle poche volte che ha permesso al suo raziocinio di prevalere sulle passioni. Ci manca tanto, Massimo. 


Gianni Minà, in "Vivaverdi", maggio-giugno 2004

Questo il link dell'articolo sul sito ufficiale di Gianni Minà: http://www.giannimina.it/index.php?option=com_content&task=view&id=157&Itemid=53
Stralci di questo pezzo furono pubblicati anche su "L'Unità" domenica 5 giugno 1994, all'indomani della scomparsa di Massimo.