giovedì 28 marzo 2013

Massimo Troisi e la vera Napoli da veicolare in Italia e all'estero

Roberto Benigni dedicò all'amico Massimo Troisi questi versi:

"Non si capisce", urlavano sicuri,
"questo Troisi se ne resti al Sud!"
Adesso lo capiscono i canguri,
gli Indiani e i miliardari di Holliwood!
Con lui ho capito tutta la bellezza
di Napoli, la gente, il suo destino,
e non m'ha mai parlato della pizza,
e non m'ha mai suonato il mandolino."

Leggendo questo post il regista e attore toscano aggiungerebbe gli albanesi tra gli indiani e gli americani degli Oscar. E' sempre un'emozione forte quando della nostra famiglia entra a far parte qualcuno che vive fuori dai confini italiani. Vuol dire che il messaggio universale di Massimo continua a fare breccia nei cuori di tutto il mondo. Ed in questo caso Selma ha colto ciò che più rischia di perdersi, quando per la maggiore vanno pseudo artisti napoletani che speculano sui luoghi comuni partenopei invece di veicolare la vera, unica, inestimabile essenza di Napoli. Italiano e dialetto napoletano a parte, Selma ha imparato da Massimo sì i problemi della città, ma "presentati in un modo totalmente diverso da quello degli altri sketch oppure dei commenti in televisione". Grazie a Massimo conosce la Napoli che sperava e pensava esistesse davvero. Perché esiste, anche se ce la stanno facendo dimenticare. Ed è questa la Napoli che da napoletano voglio venga veicolata in Italia e all'estero, senza parlare di pizza e senza far suonare il mandolino; e se nessun artista o presunto tale è capace di farlo ben venga continuare a proporre e a riguardare i film e le apparizioni di Massimo Troisi. 

Grazie Selma
Cristiano


Quel giorno là, (per fortuna) c’era “lo smistamento”, così Mario, che non avevo mai visto prima, e Saverio, che invece conoscevo già, decisero di prendere un’altra strada. Una strada che, senza rendermi conto all’inizio, portò via anche me… Ed è cosi che conobbi lui. Un attore fuori dagli schemi, fuori dal comune, fuori da ogni scuola che possa mai esistere. Film dopo film, mi sono finalmente tolta un dubbio che avevo avuto da tempo sugli attori comici e mi sono accertata del fatto che comico ci puoi solo nascere, non c’è una scuola. Poi ho anche trovato questa frase in un filmato, pronunciata da Alberto Sordi non casualmente, perché in quel filmato davanti a lui c’era proprio Massimo.

Sono albanese e vivo in Albania, quindi di solito non ho un contatto diretto con la lingua italiana. Figuriamoci con il napoletano, dialetto che avevo sempre visto come troppo difficile da comprendere, anche se mi aveva sempre incuriosita così come tutta la città di Napoli. Grazie a Massimo capii il perchè. Conobbi il dialetto (senza difficoltà, avendo lui come maestro), l’arte napoletana, la gente, l’umorismo, la gioia e mi appassionai subito. Conobbi anche i problemi, ma presentati in un modo totalmente diverso da quello degli altri sketch oppure dei commenti in televisione. Grazie a questo Pulcinella degli anni '80-’90, conobbi quella Napoli che spontaneamente avevo sempre desiderato e pensato che esistesse. Massimo è uno di quelli che nascono una volta in 100 anni o forse anche di più. Massimo è uno di quelli veri, quelli puri, che non nascondono nulla. È quello sempre in imbarazzo, quello che pensa di non essere capace di spiegarsi, quello che trova un po' troppo complicato parlare alle donne, quello che non ha fiducia in sé stesso, quello che pensa di non avere mai una risposta, quello che c’ha un mondo tutto suo ed ha paura che questo mondo non attragga nessuno. Ma la verità, caro Massimo, è che quel tuo mondo ci ha attratti a tal punto che facciamo fatica ad accettare la realtà di oggi, specialmente quella del teatro e della cinematografia.

Io, il paragone con De Filippo o Totò non lo faccio. Non trovo giusti i paragoni quando si parla di arte, ma ‘na cosa te la posso dicere: o' Massimì' tu si uno 'e lloro, e lloro stanno acopp' a tutt' quant'.

Un abbraccio,

Selma
 

domenica 24 marzo 2013

"Massimo Troisi: lieve, più forte dell'arroganza". Il ricordo di Gianni Minà

Siamo felici di ospitare, dietro sua gentile concessione, stralci dell'articolo che Gianni Minà scrisse a dieci anni dalla scomparsa di Massimo Troisi. 


Nel mese di giugno del 2004, sono stati dieci anni che Massimo Troisi se n'è andato anzitempo da questo mondo. Sempre nell'anno che è appena trascorso, Massimo avrebbe compiuto cinquant'anni. Le manifestazioni per ricordarlo sono state poche e, in alcuni casi, modeste e provinciali, come una serata su Rai Tre organizzata dal Comune di San Giorgio a Cremano dove c'era tutto meno lo spirito e l'eredità di Massimo Troisi. Ho custodito nel mio ufficio un programma in due puntate su Massimo registrato quasi due anni fa al Teatro Bellini di Napoli, intitolato "Noi meridionali, presunti emigranti" che è un percorso diverso sul mondo artistico e umano di Massimo, sulle sue scelte, sul suo modo di proporsi, sulla sua generazione che ha regalato a Napoli, venticinque anni fa, un incredibile rinascimento culturale nel teatro, nel cabaret, nel cinema, nelle arti plastiche e figurative oltre che nella musica. Il programma finora è stato visto solo da alcune centinaia di spettatori al Festival Sergio Leone di Torella dei Lombardi (provincia di Avellino) dove una sera dell'estate scorsa abbiamo ricostruito lo spirito della singolare amicizia che ha avvicinato a Massimo un burbero e visionario creatore di cinema come Sergio Leone, complice un viaggio in un villaggio vacanze della Costa d'Avorio.
Il programma nato con l'idea di presentarlo a Rai Tre non ha potuto finora essere proiettato per una questione di diritti delle sequenze de “Il postino” utilizzate per spiegare meglio la personalità di Troisi e il perchè dell'innamoramento per il libro dello scrittore cileno Antonio Skármeta che ha ispirato il film-testamento di Massimo. Volle girare, infatti, “Il postino” a rischio della propria salute (rinviando l'intervento al cuore già programmato) perchè la storia, riambientata in Italia del postino Mario Ruoppolo, che attraverso Pablo Neruda e la sua poesia scopre la coscienza civile e muore in una manifestazione di piazza repressa dalla polizia dell'epoca di Scelba, lo aveva emozionato così come i versi del grande Nobel cileno, esule nel '51-'52, proprio fra Napoli e Capri.
Quella scoperta lo aveva incuriosito e gli aveva rivelato l'universo appassionato dell'autore del “Canto general”.
Spero che un giorno o l'altro le autorizzazioni a trasmettere questo omaggio arrivino per ricordare agli italiani un attore e autore inimitabile. Perchè quel viaggio nel mondo e nelle idiosincrasie di Troisi, con le testimonianze di Antonio Skármeta, di Pietro Ingrao, di Roberto Benigni, di Ettore Scola, di attori come Mariano Rigillo e Linda Moretti, di Enzo Decaro, di Massimo Bonetti, di Anna Pavignano (sceneggiatrice di tutti i film di Massimo) e anche di Enzo Gragnaniello e James Senese, quel viaggio è un'occasione unica per riflettere sulla modernità artistica di Troisi, sulla vena innovativa della sua comicità, sul suo linguaggio, sul suo cinema e perfino sulla sua passione civile.
Per ricordarlo, ora che ci manca da dieci anni, mi piace riproporre quanto scrissi allora sull'Unità. 
 
Massimo Troisi era un essere umano leggero, lieve, forse stonato in un'epoca ed in una società dello spettacolo dove imporre la propria presenza, essere arroganti, è il comportamento di moda. Massimo sapeva stare al mondo rendendo gradevole la vita dei suoi amici e della gente che gli era cara senza sfiorare mai gli altri con le sue angustie. Del suo "cuore malato", operato a Houston per due volte, non parlava mai, al massimo ci scherzava sopra facendo il verso alle parole di una immortale canzone che talvolta intonava cercando di imitare Sergio Bruni. Si era fatto conoscere come comico negli anni ‘70 con il gruppo La Smorfia composto, oltre che da lui, da Enzo Decaro e Lello Arena, ed aveva raggiunto il successo con "Non Stop", una di quelle trasmissioni-laboratorio della RAI inventate da Bruno Voglino dove nascevano spesso artisti che duravano molto più di una stagione e comici non schiavi di una battuta o incapaci di andare oltre i due minuti di esibizione. Erano comici spesso inventori di un genere, lettori ironici del quotidiano, o interpreti sarcastici della società in cui vivevano. Fu la stagione, oltre che di Troisi, di Benigni, di Verdone, di Grillo. Sono passati soltanto 25 anni e sembra un'eternità. La tv schiava dell'audience, la tv commerciale ha disintegrato anche la capacità di far ridere intelligentemente. E non dico questo perchè Troisi, come gli altri che ho citato, erano indicati come "comici di sinistra", cosa che oggi apparirebbe un peccato. "Scusa, ma da che parte potevo stare? - mi disse una volta Troisi sorridendo - Songo nato a San Giorgio a Cremano e al pizzicagnolo che ogni mattina mi dava pane e mozzarella io dicevo sempre di aver fede, perché ai poveri ci pensa Dio. Pover'omme. Un giorno, stanco di segnare sul quaderno dei crediti, mi disse 'non sarebbe meglio, aspettando Dio, che a saldare il conto passasse tuo padre?'". Nel cinema fu una rivelazione con "Ricomincio da tre", un film del 1981 dove c'erano tutti i dubbi e le disillusioni della sua generazione, ma anche tutto il suo senso della vita, la sua filosofia basata sull'arte di accontentarsi, forse anche un po' della sua famosa pigrizia. Fu questo il sentimento che Massimo apprezzava come una cultura, più che il timore di non riuscire a ripetersi, a convincerlo ad aspettare più del previsto prima di dirigere "Scusate il Ritardo". Amava le donne e lo sport e voleva aver tempo per queste due passioni. "Chi l'ha detto che non è serio amare due donne nello stesso momento e perder tempo per fare la formazione della propria squadra?". Quando il Napoli vinse lo scudetto fu memorabile l'intervista a cui mi costrinse nella trasmissione organizzata per l'occasione facendo finta di essere l'unico napoletano a non aver avuto la notizia e commentandola sorpreso con tutti i luoghi comuni che riguardano il calcio e le interviste. Ricordo ancora come un incubo gioioso le puntate intere in cui Massimo e Benigni occupavano "Blitz", il programma domenicale che vent'anni fa facevo su Raidue. Come i grandi del neorealismo sapeva cogliere il particolare delle cose, delle situazioni, perfino i tic delle persone e trasformarli in una introspezione ironica. Eduardo De Filippo mi disse una volta che era un comico di domani con le radici nel passato. Sotto la sua pigrizia nascondeva però talvolta una volontà di ferro. "Il postino di Neruda", il film con Philippe Noiret terminato il giorno prima di morire, lo aveva inseguito per anni, dopo aver scoperto, come ho scritto, il libro di Skàrmeta, un autore cileno del quale mi aveva chiesto ogni dettaglio. Forse per una volta ha voluto controllare il suo cuore per riuscire a portare a termine un progetto amato. Se la storia è andata così, è stata una delle poche volte che ha permesso al suo raziocinio di prevalere sulle passioni. Ci manca tanto, Massimo. 


Gianni Minà, in "Vivaverdi", maggio-giugno 2004

Questo il link dell'articolo sul sito ufficiale di Gianni Minà: http://www.giannimina.it/index.php?option=com_content&task=view&id=157&Itemid=53
Stralci di questo pezzo furono pubblicati anche su "L'Unità" domenica 5 giugno 1994, all'indomani della scomparsa di Massimo.
 

mercoledì 13 marzo 2013

Amici di Massimo Troisi...dall'Albania con passione

Grazie a Selma Meti, membro del nostro gruppo facebook, "Amici di Massimo Troisi" è sbarcato anche in Albania. Con una passione che ancora una volta dimostra di poter travalicare ogni confine, anche geografico. Selma conduce dalla sua Albania un programma radiofonico pregevole, completamente dedicato alla cultura italiana. Nel video che segue potete ascoltare le parole dedicate a Massimo, appositamente tradotte in italiano da lei per noi (anche con un'imperdibile frase in napoletano), e il saluto al blog. Grazie di cuore a Selma per le emozioni e l'affetto con cui ricorda Massimo. Grazie a Radio Shkodra, ascoltabile in Albania sui 92 MHz. Le vie di Massimo si rivelano ancora una volta infinite.

Cristiano
                               

venerdì 1 marzo 2013

Maradona fa autogol su Massimo Troisi

[...] Ha risposto con cordialità a tutte le domande, anche a quelle scomode, ma su una, la mia, proprio la mia, ha toppato. A metà, ma ha toppato. Che disdetta! Dopo 'o friddo ncuoll' al suo arrivo, il gelo! Gli chiedo se uomini come lui e Massimo Troisi, miti che negli anni '80 hanno difeso e valorizzato Napoli, oggi mancano alla nostra città. Lui mi risponde che c'è Siani. "Non ho capito, scusi", avrebbe detto Totò. Non l'avessi mai fatta questa domanda. Come è possibile mettere sullo stesso piano un filosofo, attore, regista e autore che ha cancellato le cattiverie che si dicono su Napoli valorizzando il talento, il senso della vita, l'arte di cui il nostro popolo è capace, e un cabarettista contemporaneo, bravo in quanto tale, che nel suo ultimo 'film' ripropone, cavalcandolo, il solito clichè di una Napoli scroccona, socialmente depressa e bersaglio facile facile da dare ruffianamente in pasto ad un pubblico misto tra ingenui e detrattori. Un autogol pazzesco. Peccato che i comici di oggi non abbiano ben assimilato o compreso i messaggi di poeti raffinati come Massimo, ma anche di artisti rispettabili come Guido Palliggiano. Che amarezza! Maradona ha evidentemente la memoria corta, o forse non ha mai capito granchè di cinema, di arte vera. 'O friddo ncuollo. Troisi perdona loro perchè non sanno quello che dicono! A Diego, col mio animo di bambino aggrappato alle reti di Soccavo, nei sogni, ho perdonato sempre tutto. Forse sbagliando, forse no, ma gli innamorati sono così. Questa, però, da innamorato, non gliela perdono pur concedendogli attenuanti generiche. Maradona e Troisi si sono conosciuti e frequentati per un po', bastava un pensiero, un ricordo. Evitando di bestemmiare seppure in buona fede.  L'immaterialità, i sogni dei bambini, sono spesso meglio della realtà. Ad ognuno la sua scelta...

"Diego, e quest' e quell' oh...E pure per te! I tuoi peccatori di prima, sempre zitti sotto".

Luca Cirillo



Da riconsiderare, a questo punto, l'autenticità della napoletanità di cui Diego si faceva portavoce in Italia con proclami demagogici contro il nord. Voglio pensarla come Cirillo, con un Diego in buona fede e che ci ha capito poco sui veri napoletani, artisti e non. Riflessione impopolare ma assai vera...
Cristiano

Mi spiace per Luca Cirillo e per tutti quelli che hanno avuto troppa considerazione per Maradona uomo. Io non resto delusa perchè non mi sarei aspettata mai una risposta intelligente da costui. Ma consolatevi perché la Napoli di Troisi, una volta entrata nei cuori delle persone, quelle vere, attraverso quei "mugolii dell'anima" descritti da Sommario non si scorda facilmente. La tua peccatrice di prima...sempre zitta...sotto!
 Francesca 

martedì 19 febbraio 2013

Buon compleanno Massimo! I nostri auguri per i tuoi 60 anni

Oggi Massimo compie 60 anni. Magari con qualche ricciolo ingrigito, ma sempre con lo stesso, splendido e vitale sorriso. Quello che nutre la nostra anima e la nostra passione senza sosta, come se fosse ancora fisicamente tra noi. Come se continuasse a sfornare film comici e poetici, intuizioni geniali, apparizioni illuminanti. Non credo a chi dice che su Massimo Troisi ormai si è detto tutto. Provo a dimostrare il contrario ormai da anni con questo blog, insieme al nostro gruppo di appassionati di tutta Italia e oltre, "Amici di Massimo Troisi". Probabilmente è solo la scusa di chi non sa cogliere la sua grandezza e la sua poesia fino in fondo. Non avendo niente da dire, pubblicando solo foto e video a copertura. Il suo essere speciale invece è proprio nel suscitare spunti ed emozioni sempre nuove in chi lo porta davvero nel cuore.

Oggi lo spazio è tutto loro, degli Amici di Massimo, che ringrazio di cuore come ringrazio lui.  I vostri cuoricini digitati su una tastiera formano il cuore grande di "Amici di Massimo Troisi".

Ognuno a modo suo rivolge il suo pensiero al nostro poeta, che non se n'è mai andato veramente anche se a volte ci manca.

"..pure io me ne andavo...però pò turnav'!"

Grazie ancora.
Cristiano


Auguri Massimo, i tuoi sessant'anni li immagino con qualche ricciolo bianco in più, delle nuove rughe che scavano il tuo viso, forse un po' più stanco per tutti i tuoi numerosi impegni, ma quel sorriso di gioia rimane sempre uguale, con quella dolce nostalgia che ci fa' stare in pace col mondo: non passa giorno che tutto questo ci manca!!!
Abbraccia tutti noi Massimino, perché il tuo sorriso é il ricordo più bello.
 
Bruno (Siracusa)

Oggi avresti compiuto 60 anni,quante risate mi sono perso,quello che pensavo oggi,dei "comici" attuali,tra 20 di chi mi ricorderò,di chi si parlerà,se oggi guardo un tuo vecchio film per la 4 volta e rido come la prima...te lo dico io Massimì,si parlerà ancor e semp e te... Grazie per quello che ci hai lasciato. AUGURI MITO.
Gabriele (Napoli)

Ragazzi, vi voglio ringraziare per la vostra partecipazione, per tutto quello che condividete e scrivete su Massimo. Ormai questo gruppo è diventato per me una delle ragioni più importanti per stare su Facebook. Sono strafelice di averlo scoperto; ha fatto in modo che non mi sentissi più sola. Un ringraziamento speciale a Cristiano che ci ha uniti. Un abbracio a tutti! Oggi è un grande giorno. :)
Selma Meti (Albania)

Auguri a te che fai parte del mio cuore prima ancora che io potessi esserne consapevole.
Auguri a te che fai parte di ogni mio pensiero. Auguri a te che riesci ad emozionarmi con un semplice sguardo. Auguri Massimo, buon compleanno. ♥
Erminia (Chieti)


Massimo, lo sai quanto ti voglio bene e quello che hai significato e significhi per me. Accogli il mio augurio, insieme a quello di un sacco di persone che ti amano e che ogni giorno parlano di te e di tutto quello che sei riuscito a fare, come testimoniano gli innumerevoli interventi quotidiani su questo bellissimo blog. Sei e sarai per sempre immenso, ciao, ovunque tu sia. 

Claudia

Auguri Massimo!♥
Annamaria

Grazie a te non ho mai dovuto ricominciare da zero. Auguri amico Massimo. 
Corrado (Torino)

Che grande giorno quello della tua nascita! Auguri, dolce amico!
Mirella (Campomarino – Campobasso)

Auguri Massimì!
Ciro (Salerno)

♥ Auguri Massimo! ♥
Maria Rosa (Reggio Emilia)

Mi sono svegliato presto stamattina. Alle undici appena, solo per te, che ami dormire. Oggi è il tuo compleanno. Doccia, jeans, camicia bianca, sono pronto. Il regalo l’ho preso l’altro ieri, è un libro. Lo vidi per caso, nella vetrina di una libreria del centro. Si chiama “Il Postino di Neruda”, l’ha scritto un certo Antonio Skàrmeta. Non so chi sia, nè immaginavo di cosa parlasse il libro prima di comprarlo. Ho letto che è la storia di un postino, della sua amicizia con il poeta Pablo Neruda. Ho pensato un pò a noi due: io postino, tu poeta. Poeta che oggi compie ben cinquantanove anni.
Azz, te staje facenn’ viecchio! Penso alla tua faccia mentre ti dico questa frase e mi viene da ridere. Prendo il libro e mi incammino verso casa tua. Mi vengono in mente tutti i tuoi film, nel tragitto che mi sta portando da te. Il primo, quello in cui avevi fatto solo “tre ccose bbone”, oppure quello in cui con Benigni correvi all’indietro nel tempo. Mi hai fatto ridere tanto, mi hai regalato momenti unici, fatti di buon umore, di riflessione, di nostalgia, di malinconia. Una volta, in un tuo film, non ricordo quale in questo momento, c’era un tuo primo piano: eri terribile. I tuoi occhi penetravano la telecamera, bucavano lo schermo ed entravano nel cuore di chi ti guardava. Eri disarmante.
Che fortuna essere tuo amico!
Guardo il libro, chissà se ti piacerà. Già so che anche se non dovesse piacerti non me lo dirai mai. Lo accetterai con un sorriso, ringrazierai, con la tua solita eleganza. Come quando ritiri un premio e ti limiti a dire un laconico “Grazie”, senza troppi giri di parole. Non ti è mai piaciuto parlare tanto. Non ne hai bisogno.
Non ho mai sentito nessuno parlare così tanto stando in silenzio. I tuoi silenzi sono lunghi monologhi, logorroici discorsi che toccano l’anima. Mi piace stare immobile ad ascoltarti, a guardarti.
Eccomi arrivato. Sono sotto al tuo palazzo. Busso, ma tu non rispondi. Non mi dire che staje ancora durmenn’! E’ mezzogiorno. Sei esagerato. Piazzo il dito sul citofono e lo lascio lì per un minuto. Niente, non ci sei. Strano.
Dal palazzo esce una signora, la tua vicina di casa. Mi dice che sei uscito presto stamattina, avevi un’aria triste. Hai preso la bicicletta e sei andato via.
Dove sarai andato? E poi, arò l’haje pigliata ‘a bicicletta? Tu a stento la sai portare.
Vabbuò pazienza, ti aspetterò qua, insieme al tuo libro.
Però nun fa’ tardi, pe’ piacere…
Buon Compleanno Massimo!
Pierpaolo (San Pietro a Patierno - Napoli)

Happy Birthday MASSIMO !
Giovanna (Napoli)

Oggi è il tuo compleanno, caro Massimo, e io mi metto la tua maschera, per ricordarti. Non tanto a me, ma a quelli che col passare degli anni forse cominciano a dimenticarti, come una foto chiusa in chissà quale cassetto che non guardi più da tempo. Lo sai, questo è un Paese che non ha memoria, vive delle passioni del momento, ma qui, da Napoli, tu non te ne sei mai andato. Continuo a vederti nelle facce della gente, in una frase detta in un mercato, nei gesti di uno scugnizzo... Tu sei Napoli e quella non muore mai!
Antonia (Napoli)

Il mio regalo di compleanno è quello di ogni anno...quando ti restituisco tutta la poesia che ci hai donato; e vorrei ti arrivasse, là dove sei, tutta la bellezza di questo mondo da te racchiusa, e con semplicità elencata e raccontata con i suoni di ogni piccola meraviglia della vita...infine risparmiandoti tutto ciò che di brutto ancora resta di questa umanità che attraverso i nostri occhi pieni di affetto tu non vedrai mai più!
Francesca (Cagliari) 

Oggi nasceva uno dei più grandi attori comici italiani del secolo scorso, scomparso purtroppo prematuramente, lasciandoci però in eredità un patrimonio inestimabile fatto di film, scketch, poesie, battute, discorsi, pensieri, interviste, lezioni sull’amore, sulla vita, sulla politica.....argomenti che riascoltandoli sembrano di un attualità incredibile! Di sicuro un personaggio dotato di grande umanità e di umiltà, infatti alla domanda «Come si fa a rimanere semplici dopo avere avuto tanto successo?», Troisi risponde «Ci si nasce. Il successo è solo una cassa amplificatrice. Se eri imbecille prima di avere successo diventi imbecillissimo, se eri umano diventi umanissimo. Il successo è la lente d'ingrandimento per capire com'eri prima.» Quando di una persona, si parla spesso nella quotidianità vuol dire che è ancora viva , ed è il modo migliore per ricordarla!
Auguri Massimo!

Tommaso (Bari)

60 anni! Chissà come sarebbe oggi Massimo, cosa direbbe della condizione attuale del paese, delle tecnologie, della palese perdita dei valori che caratterizza molte (troppe) persone. Si sente la mancanza di una persona così. Genuina, semplice, spontanea. Si sente la mancanza dei suoi commenti, sempre perfettamente "azzeccati" e mai banali. Però Massimo è sempre presente nella vita delle persone, delle generazioni che ancora lo sentono parte delle loro vite.. A me basta vederlo che sorrido. E' l'effetto che mi fa'! Auguri Massimo! Sinceramente. 
Tiz

Vorrei immaginarti oggi, Massimo Troisi, a sessant’anni compiuti, con la tua voce inconfondibile e i capelli ormai brizzolati mentre commenti tutto quello che non hai potuto commentare dal 1994 in poi, compreso anche l’annoso argomento circa l’eredità che hai lasciato. Credo che te ne verresti fuori con una delle tue battute pronte e argute, delicate, ma proprio per questo definitivamente pesanti come un macigno. Massimo, eri un genio nello schivare le aspettative, nel presentarti senza far troppo rumore rimanendo unico e inimitabile. Buon compleanno, Massimo, che ancora riesci con le tue parole a farmi ridere, sorridere e dimenticare questi ultimi anni italiani non proprio allegri. Manca la tua ironia, manca la tua leggerezza, dal 4 giugno 1994 tutto si è fatto più pesante e greve…  
Marco (Lucca)
 

venerdì 18 gennaio 2013

Massimo Troisi e Pino Daniele, portatori sani di napoletanità

'O SSAJE COMME FA 'O CORE

Tu stive 'nzieme a n'ato
je te guardaje
e primma 'e da' 'o tiempo all'uocchie
pe' s'annammura'
già s'era fatt' annanze 'o core. 
"A me, a me!"
'O ssaje comme fa 'o core
quann' s'è annamurato.

Tu stive 'nzieme a me
je te guardavo e me ricev' 
"comme sarrà successo ca è fernuta?"
Ma je nun m'arrenn'
ce voglio pruva'.
Po' se facette annanze 'o core e me ricette
"Tu vuò pruvà? E pruov', je me ne vac'."

'O ssaje comme fa 'o core
quann s'è sbagliato. 

Poesia di Massimo Troisi musicata da Pino Daniele e inserita nell'album "Sotto 'o sole", del 1993.

 
Non c'era approdo umano o artistico, congeniale alla sua idea della vita e della professione, dove il cuore di Massimo non arrivasse "prima" degli occhi. 'O ssaje comme fa 'o core: la sensibilità di un vero artista arriva sempre prima del contatto fisico, materiale. Lo avevo conosciuto quando faceva parte del gruppo La smorfia, alla trasmissione Non stop. Ma, stranamente, mi sembrò, e forse sembrò a tutti e due, di esserci già incontrati. Dove? Nella regione impalpabile del cervello e dei sentimenti. Non è forse vero che "primma 'e da' 'o tiempo all'uocchie", 'o core già s'è fatto avanti? Sentivamo che tutti e due ci eravamo incamminati lungo la stessa strada. Essere napoletani era per noi un ancoraggio formidabile, ma poi bisognava sganciare la cima e navigare in mare aperto. 
La scommessa è quella di conservare il modo di essere napoletani (radici, valori essenziali, consapevolezza dell'appartenenza) con l'apertura alle esperienze che vengono vissute, nel campo che ti riguarda, anche nel resto del mondo. Io e Massimo, ciascuno a modo suo, inseguivamo questa scommessa. Confrontarsi con gli altri e, se possibile, dare e prendere i rispettivi influssi positivi.
Quando ci conoscemmo, il più era già fatto, per le nostre relazioni. Eravamo "già" amici, perché andavamo nello stesso senso. Mi stette vicino, quando subii l'intervento (anche Pino ha avuto seri problemi cardiaci, ndr). Una presenza assidua e discreta, che mi ha aiutato non poco a riprendermi e a ricredere nel futuro. Quel singolare rapporto nostro, cresciuto su una sintonia di fondo, preesistente alla nostra conoscenza diretta, è andato avanti fino alla sua morte. E, non è retorica, per me dura ancora. Voglio dire, semplicemente, che per me è come se Massimo fosse ancora vivo e presente nelle mie giornate. Faccio finta che "ce simmo appiccecati", che abbiamo litigato, e che per questa minima ragione non ci vediamo più. Con la consapevolezza che poi questa banale ragione sarà superata.
Pino Daniele






Noi cerchiamo di non essere banali nella napoletanità, ma neanche a tutti i costi di andare oltre. Bisogna essere quello che uno è, con naturalezza. Vedi Pino, per esempio, gli ho visto tirare fuori musica e parole con una semplicità incredibile, a me sembrava un mostro. In moviola per esempio c'era una musica francese da fare. L' ha fatta davanti a me con la chitarra, e lui non è un mostro, è un guaglione normale, ma questa cosa gli viene con una tale semplicità...
 Massimo Troisi
  
E Troisi, si riconosce in Pino Daniele? "Sì, l' ho sempre pensato, anche quando non c' era questa collaborazione, ma ancora prima quando ancora stavo con la Smorfia. A "Non-stop" Pino venne come ospite, per la prima volta, e non so perché m'aggio sempre identificato musicalmente con Pino, che per me è come un Eduardo della canzone, non tanto come cultura precisa, ma come sentimento. Mi è sembrato sempre quello più vicino a me musicalmente. E' un po' l'Eduardo della canzone, un musicista che riesce a tirare fuori napoletanità e sentimento senza cadere nel folklore o nel partenopeo a tutti i costi. Per dirla all'inglese è una questione di feeling. Il fatto è che mi sono fidato pure perchè non capisco niente, voi sapete il mio orecchio a che cosa può arrivare... E' capace che se cade una pentola, la prendo per un concerto di Joe Cocker... Per questo alla fine chiesi la collaborazione di Pino. Con Pino ci capiamo. Gli ho solo raccontato la storia, e ha scritto la canzone e le musiche giuste, solo sul racconto. Ha scritto la musica ideale (per Le vie del Signore sono finite) senza aver avuto bisogno di vedere un metro di pellicola. Certo in queste cose c'è un margine di rischio, perché al di là della stima reciproca io potevo fare un film bruttissimo, e non ho detto che non sia così, e Pino poteva fare delle musiche tremende. Ma nella vita bisogna pure fidarsi di qualcuno. Se uno le cose le fa con divertimento con una persona che gli fa piacere di farle, si risparmia il cinquanta per cento di fatica. E Pino si è preso l' impegno immediatamente di fare queste musiche. Prima con i miei film Pino aveva avuto meno opportunità di esprimersi, perché c' era talmente tanto parlato...non restava neanche il tempo di bussare alla porta proprio perché io ci parlavo sopra. Qua c'è la possibilità perfino di fargli cantare la canzone."



Arrivati a Viareggio fui preso, naturalmente, dal desiderio di vedere il mare. E arrivati sulla spiaggia, mi tolsi scarpe e calzini, mi arrotolai il pantalone sulle caviglie e cominciai a passeggiare dove le onde si sdraiavano lente sulla sabbia... Massimo, fingendo grande preoccupazione per le mie sorti, s'avvicinò calmo ma solenne e, come se si rivolgesse a uno pronto a tuffarsi, mi disse: "Nun t'alluntanà, eh...".
Pino Daniele 


Pino ha scritto ed eseguito le musiche per le colonne sonore di tre film di Massimo: Ricomincio da tre (1981), Le vie del Signore sono finite (1987) e Pensavo fosse amore invece era un calesse (1991). Massimo di queste collaborazioni ha detto, con la sua solita ironia (in presenza di Pino): "Io ho fatto tutti i film per le musiche di Pino Daniele. Dicci la verità, dai, Pino! Noi lavoriamo così. Lui fa le canzoni, mi chiama e dice: "Allora io nelle parti più accussì, più malinconiche ci faccio le parti più drammatiche, quando la musica è svelta ci faccio le battute e sono anni che andiamo avanti così. Come scrive 'na canzone io ci faccio 'nu film comico." A Massimo sarebbe piaciuto anche scrivere una commedia musicale lavorando appunto con Pino.
 
Ho sempre avuto la sensazione, guardando un film di Massimo o ascoltando un brano di Pino, di essere di fronte alla stessa cosa, allo stesso modo di dire le stesse cose, alla stessa arte e poetica. Ho sempre ritenuto Pino (nato il 19 marzo, due anni dopo Massimo ma curiosamente lo stesso giorno del mese successivo) il corrispettivo di Massimo in musica, almeno fino al 1994. Nelle apparizioni insieme Massimo, introverso ma comunque più intrattenitore, sovrastava Pino, anch'egli timido e riservato ma ottima spalla delle sue gag. Entrambi condizionati in un modo o nell'altro dal ritmo non regolare del proprio cuore, fantasioso e un pò matto. Entrambi paragonano l'altro ad Eduardo, artisticamente parlando. Entrambi portano in giro per il mondo la napoletanità che sento più mia, come quasi nessun artista partenopeo oggi riesce a fare. Quella napoletanità che Massimo incarna magistralmente, e che lo stesso Pino ha saputo definire così bene: "La napoletanità autentica deve essere coltivata con discrezione, con cura, sforzandosi di eliminarne le parti superflue o ridondanti, frutto di un eccesso di gusto barocco, per arrivare, se possibile, alla essenzialità di sentimenti e pensieri che, una volta colti nel modo giusto, si mostrano fragili e delicati". Quanto è difficile oggi veder veicolata questa napoletanità, quella più autentica e genuina. Io mi affido ancora a loro.

Cristiano
  

sabato 29 dicembre 2012

La nascita di Massimo Troisi...al cinema. E quelle location oltre trent'anni dopo

Tutto cominciò così, al cinema, con Massimo che entra in campo dal buio di un palazzo puntellato, segnato dal terremoto. E' Villa Vannucchi a San Giorgio a Cremano, da pochi anni finalmente restaurata. Lo vediamo uscire alla luce, mentre sfumano le prime note di Pino Daniele scritte per lui, come appena venuto al mondo; al mondo del cinema, mentre Lello lo invita, casualmente o meno, proprio al cinema. Un mondo che a modo suo modificherà e in cui lascerà un segno indelebile...
Riproponiamo quella scena iniziale di "Ricomincio da tre" e alcune foto di quella location ai giorni nostri.
Cristiano