giovedì 12 maggio 2011

Aneddoto troisiano dal Festival di Cannes 1989

Una delle cose che, al festival di Cannes, mi ha sempre divertito è il modo che hanno i francesi di francesizzare tutto. Alle conferenze stampa, per esempio, capita di non capire di che cosa stiano parlando perché quando nominano i registi stranieri lo fanno a modo loro. Tipo Ispettore Clouseau. Vim Vandèr sarebbe Wim Wenders, per intenderci. Anni fa, ricordo che presentarono Massimo Troisi chiamandolo Masimò Truasì, cosa che a noi italiani in sala fece molto ridere. Anche a Troisi, ovviamente, che fece una faccia con punto interrogativo davvero epica: peccato non ci fossero i telefonini allora, altrimenti gli avrei fatto una foto e potrei farvela vedere.

Paola Jacobbi (Vanity Fair) 

venerdì 29 aprile 2011

Massimo Troisi, Pier Paolo Pasolini e la metafora



"MA IL MONDO INTERO E' LA METAFORA DI QUALCOSA?" 

(Massimo Troisi ne "Il Postino")
   
   
"Tra le figure retoriche, dal cui amalgama si costituisce lo stile, la metafora è la predominante. Anzi, si può dire che non ci sia frammento di un'opera letteraria che non sia sospesa, lievitata, individuata, da una metaforicità almeno albeggiante. Si può dire che la metafora rappresenti la sostanziale unicità delle parole, la possibile riduzione di tutte le infinite parole a una sola, archetipa: la Parola dell'uomo. Attraverso un trascolorare infinito di metafore si può giungere a stabilire una analogia tra il caldo e il freddo, tra la luce e il buio, tra il buono e il cattivo...Nulla resiste alla potenza unificatrice della metafora: ogni cosa, attraverso essa, è paragonabile con tutte le altre cose."

(Pier Paolo Pasolini)



lunedì 11 aprile 2011

Massimo Troisi: uno vero, allergico all'artificiale. Aneddoto inedito per "Amici di Massimo"

Due mesi fa a Torino ho incontrato Gaetano Daniele, amico fraterno di Massimo Troisi e produttore con lui di quasi tutti i suoi film. Collaborò con Massimo dai tempi del Centro Teatro Spazio, per poi fondare con lui la casa di produzione "Esterno Mediterraneo".
Gaetano è una presenza molto discreta e cordiale. Mai una parola di troppo; non a caso è stato uno dei più grandi amici di Troisi.
Colgo l'occasione per ringraziarlo per la sua sensibilità e per la disponibilità, e per la gentile concessione del seguente aneddoto inedito, che mi ha svelato in esclusiva per questo blog. 
    
"Quando Massimo recitava per La Smorfia, durante le riprese di Non Stop, avvenute a Torino nel 1978, indossava un'unica calzamaglia nera. Era di lana. Era l'unica calzamaglia che aveva e che lavava raramente per forza di cose: le repliche, fortunatamente, si susseguivano numerose e gli spostamenti da una piazza all'altra erano continui, cosicché il tempo mancava. Tant'è che, per una serata al locale Centralino in via delle Rosine, visto che la calza di lana era sporca, se ne comprò un'altra. Una calzamaglia sintetica.
Una sera, quando andò in scena, proprio mentre recitava "L'annunciazione", iniziò a sentirsi male: "E la barca tornò sola, e la barca tornò sola..scusate un momento". Si alzò dalla sedia, andò dietro le quinte e svenne. Tutto per colpa delle calze sintetiche: gli sembrava di non respirare dentro quelle calze! La cosa buffa è stata che chiese scusa al pubblico e andò a svenire di nascosto.
Per scaramanzia, da allora, continuò ad usare le solite calze nere di lana."
  
In un piccolo episodio come questo è racchiusa una personalità autentica, allergica a ciò che nella vita risulta soffocante e finto.

Annalisa

Come sempre per le cose di Massimo, ho accolto questo aneddoto con l’emozione di una scoperta di casa, di famiglia, una caratteristica custodita da un mio antenato. Come l’ennesima delicatezza di un cuore e un corpo che…non potevano vestire sintetico, artificiale. La finzione, in tutte le sue sfumature e in qualunque forma, non potevano esistere nell’animo di Massimo!

Straordinario il suo chiedere scusa e andare a svenire di nascosto, quasi anomalo in questa società dell’ostentazione. Di fronte a simili “racconti”, soprattutto oggi, trovo quasi ovvia la dipartita del nostro. Penso davvero che Massimo non avrebbe voluto sostenere troppo a lungo tanta visibilità, disponibilità a tutti i costi, piaggerìa e opportunismo. Penso che nel tempo, se fosse rimasto tra noi col corpo, avrebbe comunque preso una decisione alla Mina. Avrebbe avvertito chiaramente lo stridore dei tempi interiori con quelli sociali.
 
Anch’io non ho mai tollerato le calzamaglia sintetiche, e non potendo sempre permettermi di andare a … svenire di nascosto, ho smesso di comprarle! Da una vita.

Un grazie immenso, Annalisa, per questi intensi spunti di riflessione!

Daniela
  
 
Un grazie enorme al grande Gaetano Daniele, una persona di Massimo in tutti i sensi: discreto, poco appariscente, sempre generoso e profondo. Lo stesso grazie speciale va alle altrettanto dolcissime Annalisa e Daniela, due amiche e "collaboratrici" eccezionali, tra le bellissime persone che Massimo mi ha dato l'opportunità di conoscere.


Cristiano



lunedì 4 aprile 2011

Massimo Troisi e Renato Barbieri ancora insieme dietro le quinte, lassù...

"Quando morì, fui preso dallo sconforto. Non andai al funerale, ma aprii il Centro Teatro Spazio come gesto simbolico.
Le strade di San Giorgio a Cremano erano affollate da un fiume di gente che arrivava dappertutto ed io ero lì, nel nostro teatrino, perché così lo volevo ricordare. Vennero tantissime persone a visitare il Centro, tra cui alcuni giornalisti che mi intervistarono, ma io in quel momento non ero in grado di dire nulla.
Massimo è “finito” il 4 giugno del 1994, a soli 41 anni di età. Benché io sappia benissimo che lui non c’è più, per me è ancora qui dentro, al “Centro Teatro Spazio”: lo vedo dietro le quinte, pronto ad apparire in qualsiasi momento per darmi un suggerimento, o propenso a stupirmi con qualche sua battuta esilarante. Noi abbiamo perso una colonna portante del nostro centro ma non il suo spirito, non il suo ricordo, che aleggia ancora intorno a noi."


Renato Barbieri
Dall'intervista per la mia tesi di laurea "La Smorfia di un Pulcinella senza maschera: il teatro di M. Troisi", Dicembre 2003.


Ecco come Renato voleva tenere accanto a sé Massimo Troisi.
Tra le mura del Centro Teatro Spazio, il teatrino di San Giorgio a Cremano; io lo ascoltavo in penombra, incantata, come una bambina di fronte ad un narratore di fiabe. 
Renato Barbieri non mi conosceva, ma si è aperto come un libro e mi ha parlato per ore ed ore. Un'intervista lunga e commovente dove abbiamo ripercorso la sua storia,  tutto il percorso artistico intrapreso con Massimo Troisi ed i ragazzi del Centro Teatro Spazio. Anch'io ho quindi attinto dall'inesauribile fonte di energia e di informazioni, racchiusa nel burattinaio più dolce, onesto ed elegante che abbia mai incontrato: Renato Barbieri.

Purtroppo due settimane fa anche Renato ci ha lasciato. Mi disse che Massimo era stato come un figlio per lui e che poi, gli è mancato. Anche a noi manca Massimo, e mancherà tanto anche Renato. Ora mi piace pensarli insieme, in un mondo migliore rispetto al nostro. Un mondo senza sofferenza, dove si possa recuperare il tempo perduto.

Buon viaggio, amico.

Annalisa Erriu

lunedì 28 marzo 2011

Schegge di Massimo Troisi, sfogliando vecchi giornali in una serata piovosa

Stasera mi andava di riprendere e sfogliare il mio archivio di giornali e riviste in cui si parla di Massimo. Riporto qualche citazione particolare, schegge di emozioni, parole che restano.

Buona settimana a tutti.

Cristiano





"Parlando di sé, a modo suo, Troisi parlava anche di noi. Per questo ci ha colpito così tanto la sua morte, ci ha colpito tutti, e ci siamo sentiti improvvisamente più soli, precipitati in un mondo dove sembrava che non ci fosse rimasto più niente da ridere. Tragicamente adulto, tragicamente triste. Ma, ovviamente, si deve ricominciare. Diciamo da tre."

Marco Giusti




"Quel suo terrore mite nella scena memorabile di Ricomincio da tre, quando rimane da solo col matto nella stanza dell'ospedale. Le reazioni rassegnate all'impeto dell'amico Lello Arena, magnifico monocorde da stress.
Tutto era non prevedibile ma atteso. Tutti volevamo che Massimo reagisse in quel modo,  lo speravamo. Come speravamo che Totò buttasse le valigie giù dal vagone letto, o ficcasse sempre il braccio nei buchi dei potenti. O come quando volevamo che Stanlio mettesse nei pasticci Ollio. 
Troisi se ne è andato troppo presto, troppo presto per essere adulto, troppo presto per noi."

Vincenzo Salemme


"Vuoi il caffè?"
"No grazie, m'o piglio quanno me sceto."

Massimo Troisi alla sorella Annamaria, sabato 4 giugno 1994.

    





   
    

martedì 22 marzo 2011

Al nostro Renato "Cuore Grande"

Probabilmente è vero ciò che dice Cristiano, forse tanti non hanno più cercato Renato Barbieri perché nell'oggi moderno, purtroppo, le cose vanno così. Ma lui ha mantenuto un posto quasi "sacro" nella mente e nel cuore di tutti quelli che l'hanno conosciuto: in questi giorni  il suo nome ha fatto sussultare tanti, almeno tutti quelli che ho sentito io. Il dispiacere è autentico, anche in chi sembrava averlo dimenticato!
Proprio come lui, il Renato Cuore Grande, che ha sempre risposto d'istinto, e con simile sussulto interiore, alle richieste di tutti. Ha corso per le piazze d'Italia e d'Europa, incontro ai grandi e piccini che lo acclamavano per i suoi coloratissimi spettacoli con burattini e marionette. 
Ha corso con e per i ragazzi della prima esperienza teatrale di Massimo Troisi, per procurare una ciabatta o un cappello, rimediare una sedia, una tazza, una maschera, …perché lo spettacolo andasse avanti, sempre e comunque.
Ha corso laddove, trasferitosi alle porte di Napoli, c'era da avviare qualcosa di aggregante per la gente del posto: non a caso, ancora una volta, qualcosa che ricordasse Massimo, il piccolo-grande giovane che non ha mai smesso di amare con tutto se stesso. Anche lui docile e condiscendente "vittima" dell'innegabile carisma troisiano!
Ha corso quando c'era da riorganizzare la biblioteca locale, quando gli ho chiesto informazioni su un certo Seminario in quel di Napoli, quando c'era da parlare bene di qualcuno, quando bisognava sfidarsi con l'era dei computer e di Facebook, quando qualcosa, qualunque cosa, poteva servire a qualcuno prima ancora che a lui.
Ha corso con guizzo immutato e costante, inesorabile e metodico, portando tutto a termine con lo stile inconfondibile degli "uomini di una volta".
Anche quando qualcuno, molto vicino a lui, ha avuto totalmente bisogno di lui!

C'è stato sempre per chiunque, Renato, e queste sono cose che NON si dimenticano!
Si possono accantonare riconoscenza e gratitudine, per anni si può evitare la telefonata amichevole, negare la compagnia fisica, tralasciare la manifestazione d'affetto, ma non si può dimenticare che "in quel certo momento della vita" LUI c'era, incondizionatamente e con tutte le risorse possibili: materiali, morali e spirituali!
Le persone vere e disinteressate come Renato, che abbiamo la fortuna di incontrare, sono rare e non ce le strappa via nessuno. Tesori che restano incastonati dentro di noi, per sempre.
A dispetto delle apparenze, dei ritmi imposti e degli assurdi dictat di questa incomprensibile società.

Grazie Renato, per i tuoi silenzi quando avevi un oceano di cose da dire, in quel tuo modo mite, educato, ricercato ed elegante.
Grazie perché, quando alcuni hanno smesso di cercarti, hai saputo trovare altri modi per donare energia e sostegno. Anche da lontano.
Grazie per la signorilità e la coerenza con cui hai saputo rimanere te stesso, pur tenendoti al passo coi tempi.
Grazie per la fedeltà al teatro ed ai tuoi burattini, per il tuo istinto a esaudire i sogni degli altri.
Grazie per il tuo ultimo sogno realizzato, e per questo il più prezioso: la "Sala Teatro Massimo Troisi" di Afragola. Il tuo "ultimo capolavoro" come l'ha giustamente definita Cristiano.
Grazie per la tua inarrestabile sete di cultura, per le tue passioni, i tuoi mille interessi, il tuo sguardo di eterno fanciullo.
Grazie per le tue ironie acute e sottili che sempre suscitavano la mia ammirazione, nelle
nostre interminabili telefonate serali.
Grazie, per come hai saputo condurre la tua vita fino … all'ultima corsa da "cavallo di razza".
Grazie, Renato, per quello che hai rappresentato nella vita di chiunque ti ha conosciuto. Me per prima!
GRAZIE, soprattutto, a nome di chi non è riuscito a ringraziarti ma …col cuore l'avrebbe tanto voluto. Ne sono certa!

Che tu sia da esempio,  per vecchie e nuove generazioni!

Con immenso affetto.

Daniela V.
  

domenica 20 marzo 2011

Il nostro ultimo saluto a Renato Barbieri

Sono giorni balordi, in tutti i sensi. E ci troviamo a dover scrivere ancora una volta con mestizia. Renato Barbieri, grandissimo uomo e grandissimo artista, uomo semplice e genuino, ci ha lasciati. Fece salire, insieme all'amico Costantino Punzo, per la prima volta su un palcoscenico Massimo Troisi; ancora oggi gli voleva un bene immenso, lo portava sempre nel cuore, ma con discrezione, con grande rispetto, senza apparire troppo. Perché a quelli come Renato importava essere. E lui per me resta un modello di uomo da imitare, una roccia con un cuore d'oro. Marionettista di fama internazionale dimenticato dai più, dovette lasciare San Giorgio a Cremano anche per questo motivo qualche anno fa. Investì tutto nella sua grande passione, il teatro, e quando c'era da tenerselo ben stretto nella cittadina vesuviana nessuno se ne preoccupò. Si trasferì ad Afragola, dove gestiva la sala teatro "Massimo Troisi". Il suo ultimo capolavoro.

Senza troppe parole, riproponiamo il video della sera a cena con lui di qualche mese fa. Per ridare a tutti il bello di Renato e portarcelo dentro per sempre, ringraziandolo. Grazie ad un grande amico di Massimo Troisi e degli "Amici di Massimo Troisi". Buon viaggio Renatino, sarai sempre qui con me.

Cristiano


Renato era umile, generoso, rispettoso. Ci ha insegnato che si può amare la vita e il teatro senza frontiere. Ci mancherà. Ora potrà ridere con Massimo da lassù.

Annalisa

Mi manca il suo modo di dire le cose, la sua lucidità, la sua voce seria e ironica, la sua voglia di vivere e sfidarsi, il suono delle sue battute. Lo penso moltissimo e GLI VOGLIO UN GRAN BENE.
Come a tutti voi!
Daniela

Mi dispiace Cristiano..
la vostra amicizia non è forse simile a quella tra Mario e Neruda?
Un giovane e un anziano uniti dall'arte e accomunati da una grande sensibilità.  

Marta





Quella con Renato Barbieri è un'amicizia vera, che dura ormai da diversi mesi, dominata dal puro piacere di passare del tempo assieme nelle occasioni più disparate. Avremmo voluto e potuto girare queste immagini molto prima ma abbiamo aspettato il momento giusto. In questo video c'è l'estrema sintesi di una serata tra amici, in allegria, tra mille aneddoti riguardanti Massimo e discussioni intinte nella passione più autentica. Renato è una roccia, un modello di vita per tutti i giovani, ma prima di tutto è una persona vera, mossa da sentimenti buoni e disinteressati.

Quando si sta insieme non conta più l'età, la differenza generazionale e tutto il resto. Ci si diverte davvero, si condividono emozioni e interessi, in una parola ci si arricchisce dentro. Ecco che abbiamo deciso di riprendere una delle tante serate passate assieme all'uomo che ha accompagnato Massimo Troisi nei primi passi su un palcoscenico e che si è finto suo zio numerose volte a scuola quando c'era da giustificare i filoni. Ma prima di tutto l'uomo che ha dedicato la sua vita all'arte, al teatro, alle marionette, un artista di livello internazionale che, purtroppo, San Giorgio a Cremano si è fatta scappare con troppa leggerezza. Infatti, se oggi Renato vive ad Afragola è perché ha sempre investito tutto, energie fisiche, mentali e materiali, nella sua passione, a partire dal Centro Teatro Spazio in poi. Nonostante qualche ingratitudine di troppo lui continua imperterrito a fare spettacolo alle soglie degli 80 anni, a sprizzare gioia di vivere e sete di cultura da ogni poro. Ed io, con accanto il minollo Vincenzo che vedrete anche in questo video, non mi faccio scappare nessuna occasione di stargli accanto, pronto ad assorbire tutto quanto di buono questa amicizia senza età può regalarci ogni giorno.

Grazie Renato. Grazie Massimo.

Cristiano